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Punti di vista

FdI-Forza Italia, nel fumo delle tensioni la tentazione del no preventivo a un Landriscina bis nel 2022

C’è una sensazione forte che scaturisce dalle vaste turbolenze interne alla maggioranza di centrodestra a Palazzo Cernezzi. Quella sensazione è che i botta e risposta anche feroci in particolare tra Fratelli d’Italia e Forza Italia siano in realtà camuffamenti ben riusciti di un obiettivo più ambizioso e forse persino condiviso dai due partiti: mettere in chiaro sin d’ora che di Landriscina bis, nel 2022, non se ne parla e non se ne parlerà. E’ un’interpretazione, naturalmente, ma qualche elemento a suffragio c’è.

Prendiamo l’ultimo clamoroso caso, quello del fuorionda del consigliere forzista Davide Gervasoni che ha rivelato un rovello diffuso nel partito di Berlusconi: il sospetto che Fratelli d’Italia, da settimane ormai costantemente all’attacco di qualche assessore della giunta (Marco Galli e Pierangelo Gervasoni su tutti), su vari temi amministrativi (palazzetto e piscina di Muggiò, giardini a lago, Ticosa) e persino su qualche società partecipata (Csu, con il presidente forzista Renato Acquistapace nel mirino) stia preparando una caduta anticipata del sindaco Landriscina.

Ipotesi in realtà archiviata sotto l’etichetta di “insinuazione farneticanti” da parte del deputato meloniano Alessio Butti, con tutta probabilità a ragione. Ma se si può assumere che FdI non farà cadere la giunta prima del 2022, nello stesso tempo l’attivismo aggressivo dei Fratelli potrebbe essere interpretato come un segnale forte e chiaro a Landriscina. Quale? Semplice: la manifestazione con mezzi non convenzionali dello scontento per i risultati portati a casa dal primo cittadino in questi 4 anni.

Come a dire: “Sindaco, noi ti lasciamo finire il mandato. Ma sappi che non solo rivendicheremo la nostra crescita nei sondaggi nazionali e le nostre battaglie identitarie, ma soprattutto, con un bilancio magro come quello che appare ora, dopo 4 anni di mandato ripresentarsi assieme in campagna elettorale tra nove-dieci mesi è impossibile”.

Ipotesi maliziosa e tendenziosa? Secondo vari rumors no. Fratelli d’Italia accarezzerebbe eccome l’idea di cambiare “cavallo” per puntare a vincere le prossime elezioni soprattutto per non passare la primavera dell’anno prossimo più a giustificare il poco fatto che non il tanto realizzato o ancora da realizzare.

E Forza Italia, che pure soltanto un anno fa tornò in giunta con gli assessori Pierangelo Gervasoni e Livia Cioffi dopo lo strappo del 2018? Gli azzurri, improvvisamente, si trovano a gestire e a subire turbolenze di maggioranza del tutto simili a quelle che loro per primi innescarono e alimentarono per due anni, fino appunto al ritorno nell’esecutivo che ha calmato gli animi.

Ma questa sorta di spiazzamento azzurro per le fiammate di Fratelli d’Italia non può far dimenticare una cosa. E cioè che soltanto un mese e mezzo fa il coordinatore provinciale di Forza Italia, Mauro Caprani, lanciò pubblicamente la candidatura a sindaco di Como del presidente del consiglio regionale e leader comasco degli azzurri, Alessandro Fermi.

L’atomica Forza Italia, Caprani candida Alessandro Fermi sindaco di Como: “Per me è l’uomo ideale”

Boutade? Provocazione? Possibilissimo. Ma con un segnale grosso come una casa al suo interno, diretto ancora una volta a Mario Landriscina: “Sindaco – si potrebbe interpretare – dicci rapidamente cosa intendi fare e su quali basi, altrimenti fatti da parte che un’altra soluzione si trova, in un modo o nell’altro”. Ed è uno scenario ancora “buonista”, questo, se si vuole. Perché tra i big forzisti, a vari livelli, è cosa rarissima trovarne uno sinceramente convinto di un Landriscina bis 2022-2027.

Peraltro, dal sindaco stesso, finora, più che qualche timido e generico segnale di una disponibilità alla ricandidatura, non è arrivato. Poco, troppo poco. E forse anche già tardi, troppo tardi. Poiché, insoddisfatti di questi 4 anni, Forza Italia e Fratelli d’Italia sembrerebbero quasi voler anticipare e scongiurare l’ipotesi che il sindaco esca pubblicamente con la disponibilità a un bis, passo che complicherebbe drammaticamente i piani per voltare pagina con un altro nome.

Da qui, ecco dunque una possibile doppia interpretazione dei segnali di fumo e delle turbolenze che vediamo intensificarsi di giorno in giorno nel centrodestra e che, forse, vogliono dire: “Mario, fatti da parte tu prima che lo facciamo noi a forza”. Firmato – anche se in apparenza gli uni contro gli altri armati sulle sigole questioni contingenti – Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Metà coalizione, che non è poco.

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