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Punti di vista

Rovi: “Ragazzi fragili segregati in periferie trascurate da anni, il centro visto come una realtà da turisti”

Una riflessione dura, quasi spietata quella del consigliere comunale di Civitas Guido Rovi. Il tema è il rapporto tra centro e periferie di Como, ma con una spietatezza che certamente va molto oltre la polemica contingente o da mera campagna elettorale. Soprattutto perché nasce – oltre che da una visione personale e politica – da un piccolo episodio reale, vissuto in prima persona dal consigliere.

Di seguito, l’intervento integrale di Guido Rovi (per interventi, opinioni, repliche, foto-video: redazionecomozero@gmail.com o la pagina Facebook)

La nostra città è divisa almeno in cinque realtà urbane che sono in relazione tra loro esclusivamente con il trasporto su gomma. Convalle, quartieri in collina e attorno al medio corso del Cosia, Como sud e nord e Albate e dintorni.

Anni fa mi colpì sentire che molti ragazzi romani dalle borgate non erano mai stati a vedere i fori imperiali. Purtroppo ad oggi per i ragazzi dei quartieri andare in convalle è quasi un evento, soprattutto per quei ragazzi che vengono da famiglie non proprio facoltose, il non poter accedere a piedi al centro città è già di per sé una forma di segregazione.

L’aver perso i finanziamenti per la ciclopedonale in Val Mulini è di suo una vergogna, ma di fatto Camerlata e Rebbio hanno perso in tempi brevi un’occasione di integrazione al centro di Como.

Nei prossimi giorni farò una visita guidata in città coi miei studenti di entrambi gli istituti in cui insegno. L’altro giorno mi ha colpito che un ragazzo di Rebbio mi abbia chiesto se poteva portare la macchina fotografica per il giro nella Como medievale.

Io cerco sempre di insistere sull’identità e la storia del territorio. Quando chi non vive in convalle vede il centro come una realtà altra, addirittura da turista, vuol dire che abbiamo un problema gigantesco di politiche educative e di cultura in città. Politiche che semplicemente sono state acqua fresca, quando ci sono state.

Il corpo docente fa un lavoro straordinario nelle scuole di ogni ordine e grado, ma sono necessarie politiche educative, di cultura e di coesione da parte del Comune che si rivolgano alle fasce più fragili dei cittadini ed è evidente che anni di politica senza visione hanno lasciato il vuoto nei quartieri, tristemente considerati periferie irrecuperabili e non “corpi santi” come da tradizione comasca dovrebbero essere invece chiamati.

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