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Punti di vista

Highlander Nini Binda e il suo piano del traffico immortale. “Con me Como era più avanti di Milano. Ora manca visione”

Narra la leggenda che non sia ancora nato qualcuno in grado di prendere il suo posto, che sia una sorta di Highlander capace di sconfiggere chiunque osi anche solo immaginare di sostituirsi a lui. Il suo nome è PGTU, Piano Generale del Traffico Urbano e domina indisturbato su Como dal 2001.

Vent’anni, un’era geologica quando si parla di mobilità. Perché lui, nato con l’allora assessore alla Viabilità Nini Binda sotto l’amministrazione Botta, c’era quando c’erano la Ticosa e i suoi parcheggi (dici niente), c’era prima della nuova Ztl che ha inglobato piazza Volta e i portici Plinio e pure piazza Roma. E quando George Clooney comprò casa qui facendoci entrare nell’Olimpo delle mete turistiche internazionali. C’era quando Como era radicalmente diversa e c’è ancora oggi, nonostante centinaia di automobilisti incolonnati (e pedoni intossicati) si illudano che possa esistere un mondo migliore in cui un nuovo PGTU verrà a salvarli.

Non che non ci abbiano provato, a mandarlo in pensione. L’ha fatto nel 2017 la giunta Lucini con l’assessore Gerosa e uno studio mai approvato dal consiglio. Poi cestinato, un anno dopo, dalla nuova amministrazione pronta a presentare il suo Piano del Traffico. Approvazione? Entro fine 2020, secondo l’ex assessore Vincenzo Bella. Entro fine 2021, secondo il suo successore, Pierangelo Gervasoni. E intanto il vecchio Piano del Traffico ci prova ma non ce la fa più e l’abbiamo visto domenica scorsa: è bastata una giornata di sole giallo Dpcm, senza neppure un evento a fare da richiamo, e addio. Tutto avvolto in una morsa di auto incolonnate, parcheggi pieni e aria irrespirabile. E il primo a invocare il suo pensionamento urgente è proprio il suo artefice, Nini Binda.

Le prime domeniche di sole e zona gialla sono state la riprova che urge un nuovo Piano del Traffico.
È un dato di fatto ma c’è un’altra cosa che domenica non ha funzionato. Ai miei tempi, avevo anche la delega alla Polizia Municipale. Può sembrare un dettaglio ma non lo è: chi si occupa di viabilità deve poter gestire in prima persona il traffico senza passare attraverso pur validi colleghi. Resta il fatto che il PGTU attualmente in vigore non è più funzionale alle nuove esigenze della città. Ma non lo è neppure quello proposto dall’attuale amministrazione.

In che senso?
Ad esempio non prevede piattaforme di smistamento dei prodotti dell’e-commerce al di fuori del centro storico con consegna con mezzi elettrici. E continuiamo a essere assediati da furgoni che inquinano e intralciano i pedoni.

E per quanto riguarda i parcheggi?
I parcheggi a Como ci sono, non è questo il problema.

Ci sono ma alcuni vengono snobbati, come l’autosilo Valmulini, voluto quando lei era assessore, che ora è una cattedrale nel deserto.
L’autosilo doveva servire il Sant’Anna ma, ora che l’ospedale non c’è più, potrebbe servire come parcheggio di cintura. Peccato che sia segnalato solo all’ultimo. Bisognerebbe cominciare a indicarlo già alla rotonda di Grandate.

E per quanto riguarda la viabilità cittadina?
Serve un piano organico, non una serie di interventi spot. E per farlo bisogna ascoltare la voce di tutti, dai quartieri alle opposizioni. Io l’avevo fatto e per questo motivo la mia proposta era stata approvata praticamente all’unanimità.

Ma, concretamente, lei cosa farebbe?
Punterei su una mobilità dolce lavorando sulle tempistiche dei semafori: si va tutti più piano ma fermandosi il meno possibile, in maniera fluida. E poi porterei avanti il progetto della ciclabile della Dorsale dei Pellegrini. Pensare che sia stata messa in discussione per salvare dei posti auto quando lì a un passo c’è il parcheggio dell’ex seminario è assurdo.

Detta così sembra una cosa semplice.
Non lo è, servono visione e coraggio. Noi eravamo riusciti a ideare un mini girone alternativo per chiudere il lungolago al traffico in alcune occasioni. Avevo indetto un concorso di idee per ripensare l’incrocio davanti alla Casa del Fascio a cui avevano partecipato 800 professionisti. A Como avevamo una visione talmente avanti della viabilità che il sindaco di Milano Albertini aveva chiesto di poter incontrare me e l’allora dirigente del settore Mobilità Pierantonio Lorini.

Volere è potere, insomma.
Certo. Il problema, però, è che a Como ho l’impressione che manchi persino il volere.

3 Commenti

  1. Binda però non le ha combinate tutte giuste, sennò sarebbe stato riconfermato dal prode bruni per finire il suo progetto..invece l’autosilo fu fatto nonostante già nella stanza dei bottoni sapessero che il sant’Anna si sarebbe trasferito e non ristrutturato..ma tanto i soldi sono dei contribuenti..e la cittadella dei servizi alla ex caserma de Cristoforis?

  2. Basta per favore con questo piano del traffico !!!!
    Como giunte diverse incapaci di prenderlo sulsu serio .
    E’ inutile ribadire l’assenza di un PTU posso dimostrare tranquillamente anche quello che precedenti assessori hanno dichiarato e riportato al Prefetto interpellato su questa specifica problematica …….ovvero falsita’
    Ci sono 80000 euro spesi dall’assessore Bella voglio che li restituisca uno ad uno ai cittadini per un progetto di cuo non si sa piu’ nulla .Ed io continuero’ a chiedere conto alla Corte dei Conti

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