Se lui non facesse le espressioni truci e non modulasse il tono di voce come fosse nella cabina di doppiaggio di un kolossal, dando una patina di gravità e grevità allo show, il tutto meriterebbe soltanto una grassa risata. Ma siccome al soggetto piace prendersi sul serio, allora qualche riga quel video forse la merita.
In sintesi: l’ineffabile sindaco di Como Alessandro Rapinese dedica alla stampa locale l’ennesimo filmatino dal bunker. Ovviamente – qualcuno aveva dubbi? – lo fa senza contraddittorio, chiuso nella sua stanzetta e lanciando strali a destra e a manca. La gravissima denuncia, in sintesi, è questa: i media comaschi – con un’azione coordinata e lungamente pianificata nei sotterranei della città – nascondono i grandi eventi del Comune. Anzi, nello specifico un evento, come recita il titolo del RapiVideo: “Halloween, l’unica cosa che fa veramente paura è l’informazione comasca”.
E da dove nasce l’accusa? Dal fatto che giornali e tv, con gravissima colpa, non hanno riportato a caratteri cubitali il comunicato stampa relativo al programma degli eventi organizzati dal Comune per il 31 ottobre. Ecco, questa macchia indelebile per i destini della città è valsa 11 minuti e passa di rampogne e complottismo da parte del sindaco. Inutile dire che l’ilarità che suscita l’oggetto in sé della discussione basterebbe a chiudere il discorso. Ma tre mini riflessioni in più si possono fare.
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La prima: ha davvero dell’incredibile il piagnisteo del sindaco dopo 4 anni e mezzo in cui – ultimo esempio lo sdegnato addio all’appuntamento storico con Espansione Tv – il primo cittadino ha sostanzialmente privatizzato la comunicazione dell’istituzione-Comune in un florilegio di social personali, canali youtube dove fioccano domande pesantissime tipo “lei quanto è più bello di tutti?”, giornali e giornalisti bannati, mancata istituzione di un vero ufficio stampa (che è qualcosa di molto diverso da sporadiche mail autocelebrative), comunicazione ufficiale mischiata a livori e rancori distribuiti via fanzine digitali.
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La seconda: in un mandato in cui si sono susseguiti annunci, promesse e inaugurazioni private fatte unicamente a beneficio del proprio ego-smartphone, oltre a conferenze stampa che mediamente oscillano tra la sagra della cipolla e l’esibizione di rendering quasi mai tradotti in realtà, senza contare i roboanti videoselfoni diffusi dai 4 angoli del pianeta (dalla Valtellina alla Sardegna, dalla Cina alla Turchia), difficile meravigliarsi a occhi sgranati davanti al raccolto di ciò che si è seminato.
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La terza e definitiva: dopo aver caricato il futuro di Como e forse del globo sulle spalle di una festa di Halloween oscurata, attendiamo con ansia i video ‘minori’ in cui Rapinese parlerà della Ticosa, del campo da rugby in via Longoni, della piscina e del palazzetto di Muggiò, del Politeama, della strage dei parcheggi bianchi, dell’autosilo all’ex Stecav, dei risultati della mostra su Turner e così via. Certo, tutti temi infinitamente piccoli rispetto a zucche e saltimbanchi, ma per mettere una pezza al danno irreparabile di cui veniamo accusati, ci accontenteremo.
