Sono stati inevitabilmente tantissimi i messaggi di affetto e cordoglio per la scomparsa di Roberto Maroni, uomo simbolo della Lega delle origini, più volte ministro, governatore della Lombardia e segretario federale del Carroccio. Moltissimi ruoli di primo piano nella politica nazionale, dunque, che pure nelle ore della sua morte sono stati spesso sovrastati dai ricordi affettuosi e trasversali per l’uomo, descritto pressoché da chiunque come una persona di grande sensibilità e umanità.
Tra i tanti ricordi anche comaschi, uno in particolare ha colpito per la profondità e l’umanità, oltre che per il forte rammarico personale che esprime sull’evoluzione della Lega da partito del Nord forgiato da Bossi, Miglio e Maroni a soggetto nazionale da Matteo Salvini. Parliamo del testo di Davide Orel, simpatizzante leghista della prima ora, presente in prima persona a decine di manifestazioni della Lega quando l’obiettivo del partito era il federalismo, appassionato di politica, laureato in giurisprudenza con una tesi sulle Dottrine Politiche e da 14 anni consecutivi consigliere comunale a Montano Lucino, ora per una lista civica.
Pubblichiamo di seguito il suo testo integrale.
Maroni è mancato. Con lui finisce la Lega Nord.
Dopo la malattia di Bossi, Maroni era rimasto a ricordarci cos’era la Lega, partito che nasce a sinistra per diventare di centro o centrodestra, che combatteva per l’autonomia, i diritti dei cittadini “locali”, le tradizioni, i diritti degli operai ma anche la sicurezza e la legalità.
Un partito un po’ tradizionalista un po’ progressista che io ho appoggiato per quasi trent’anni, nonostante non condividessi proprio tutto. Oggi rimane una dirigenza che ha tradito tutta la storia del Partito per le poltrone. Volevamo fare dell’Italia una grande Padania. Invece, la Padania è diventata una piccola Italia.
Abbiamo perso ma abbiamo lottato