Il vecchio leone ruggisce ancora. Eccome se ruggisce.
Nini Binda, l’ex assessore a Viabilità, Polizia locale e Verde nella seconda giunta Botta (1998-2002), l’uomo che 20 anni fa – sembra incredibile oggi – riuscì a far approvare l’ultimo Piano del traffico tuttora in vigore a Como, lancia sul piatto della Como di domani idee e proposte per svegliare quella che noi abbiamo ribattezzato la “mobilità immobile”.

Lo fa, però, senza nascondere un velo di malinconia per la stasi in cui è finita la città, almeno sui temi di sua vecchia conoscenza.
“Mi dispiace vedere Como così ferma sul tema del traffico, della sosta, della mobilità elettrica, delle ciclabili – dice con rammarico Binda – Purtroppo però è un dato di fatto frutto di un certo immobilismo, della mancanza di idee vincenti e forse anche di troppa litigiosità”.
Como, zona a traffico illimitato. Tre anni e mezzo di politica inesistente su viabilità e sosta
Benché lontano dalla scena di Palazzo Cernezzi, Binda (uno dei primissimi automobilisti comaschi ad acquistare un’auto completamente elettrica) è ancora osservatore attentissimo delle vicende politico-amministrative.
“Certo, seguo sempre con grande attenzione – conferma – Leggo ad esempio dei tentativi a ripetizione di rifare un nuovo piano del traffico, dopo il mio che ormai è di 20 anni fa. Si è perso molto tempo, ora a Como serve davvero un nuovo documento che disegni la mobilità del futuro. Il nuovo assessore Pierangelo Gervasoni, con cui ho un ottimo rapporto, ci sta provando. Speriamo, se posso darò una mano volentieri”.

Vista oggi, la votazione con cui nel 2001 il consiglio comunale approvò il suo Piano del traffico con un solo voto contrario sembra una sorta di miracolo prima del sortilegio.
“Ma all’epoca io dialogavo con tutti, anche con l’opposizione. Figure come il povero Sapere, Magatti, Ciullo, Nessi: tutti i nomi importanti delle minoranza collaboravano, davano indicazioni, lavoravano nell’interesse generale della città, pur senza mai rinunciare a proporre idee diverse dalle mie o visioni alternative – spiega Binda – Ora questo mi pare non accada, vedo schieramenti contrapposti e basta. Ma questo non produce risultati e infatti nessuna giunta riusce a portare a casa un nuovo piano del traffico dal 2001”.
Di spunti, Binda ne ha ancora da offrire.
“E lo faccio volentieri, se vengo interpellato – sottolinea – Con Gervasoni il dialogo c’è, mi fa piacere. Ci sono alcune situazioni su cui ho espresso le mie idee: dal parcheggio in Ticosa a una ciclabile che da lì porti direttamente in centro città, dal sostegno alla mobilità elettrica con infrastrutture e agevolazioni, al rilancio di punti potenzialmente strategici come l’autosilo Valmulini, dal raddoppio delle corsie della rotonda di Lazzago in direzione città per snellire il traffico, fino a una diversa regolamentazione dei tempi semaforici sul girone. E poi non si può rinunciare a una nuova visione della mobilità che tenga conto del post pandemia, della crescita enorme dell’e-commerce e dei trasporti collegati fino alla nuova centralità dei mezzi pubblici. Insomma, temi ce ne sono. Poi ce n’è uno in particolare…”
Qui si ferma un attimo, l’ex assessore. Ma poi apre uno squarcio davvero suggestivo sul destino della maxiciclabile della Dorsale dei Pellegrini, in particolare sul tratto Hangar-Villa Olmo-Cernobbio.

“Ho letto che su quel punto del progetto l’assessore Gervasoni è perplesso – rilancia Binda – Beh, io mi sento di suggerire di rompere gli schemi, di avere coraggio. E penso a una ciclabile sospesa sul lago, in quel tratto, come già realizzata sul Lago di Garda. Sarebbe un’opera coraggiosa, dal valore simbolico e turistico enorme. Certo, magari progettata con un grande architetto, da una firma prestigiosa quali Boeri o Piano, così da creare davvero qualcosa di unico. Certo, oggi può sembrare solo un sogno o una provocazione. Ma d’altronde, questa città non ha bisogno di tornare anche a sognare, ad avere coraggio?”.