A poche settimane dal voto per l’elezione del nuovo presidente della Provincia e nel pieno dei giorni convulsi, in entrambi gli schieramenti, per individuare il rispettivo candidato (il centrodestra “ufficiale” ha scelto il sindaco di San Fermo, Pierluigi Mascetti, il centrosinistra pare orientato a sostenere il centrista Fiorenzo Bongiasca o in alternativa il sindaco di Casnate ex Fdi, Fabio Bulgheroni, senza esprimere una figura propria), ospitiamo volentieri una riflessione ad ampio spettro del coordinatore provinciale di Articolo 1 Movimento Democratico Progressista, Emilio Russo.
Di seguito, il testo integrale.
È molto probabile che il centrosinistra, il prossimo 31 ottobre, lascerà la presidenza della Provincia. Il mutamento dei rapporti di forza tra gli schieramenti, a Como e in altre località, e il peso del voto dei consiglieri di Comuni come Erba e Cantù sono destinati a provocare il rientro del centrodestra a Villa Saporiti.
Sarebbe sbagliato però considerare il voto per il presidente della Provincia come un passaggio privo di significato politico. È invece un banco di prova per il centrodestra, sottoposto alle tensioni tra l’arroganza della Lega e la crescente insofferenza degli alleati “minori” della coalizione – Forza Italia in primis, ma anche FdI e la vecchia area centrista – stressati dall’alleanza giallo-verde che “governa” il Paese e in imbarazzo per l’estremismo di Salvini e, da noi, dei suoi rappresentanti nella giunta del capoluogo.La scadenza di fine ottobre è però un test politico significativo anche per l’area di centro-sinistra e in particolare per il PD. Le scelte che saranno compiute indicheranno se il partito di via Regina Teodolinda ha compreso la lezione del 4 marzo, se davvero intende muoversi per ricomporre l’area del centrosinistra e – come è stato sostenuto anche nella recente manifestazione di Roma – se ha l’ambizione di presentarsi di nuovo come una forza “di sinistra” di fronte ai cittadini.
Se questa fosse la strada scelta dal PD, a Como come altrove, ne dovrebbero derivare alcune scelte precise:
⦁ Il PD dovrebbe concorre ad avanzare una proposta per superare la “Legge Delrio”, prendendo atto dei suoi limiti gravissimi che hanno svuotato le Provincie del loro ruolo e delle risorse necessarie per gestire le funzioni residue affidate all’ente intermedio e hanno concorso a mortificare il valore della politica a livello locale.
⦁ Dovrebbe prendere atto del bilancio negativo della gestione di questi anni della Provincia di Como, della crescente marginalità a cui ha ridotto il ruolo dell’istituzione, guidata più “per senso del dovere” – in modo burocratico e distratto – che sulla base di qualsiasi progettualità, e attrezzarsi per avviare una nuova capacità di lettura dei cambiamenti e immaginando le risposte da dare ai temi locali, sin qui affrontati senza alcun disegno strategico.
⦁ Il PD comasco dovrebbe rendersi disponibile a un confronto con tutta la sinistra politica e sociale e utilizzare la “campagna elettorale” per la Provincia come l’occasione per far partire un dialogo nell’area del centro-sinistra e delle componenti civiche, con l’obiettivo di costruire una piattaforma programmatica condivisa, creare le basi per avviare o riprendere possibili forme di collaborazione nei Comuni, esprimere un chiaro segnale politico per la costruzione, in prospettiva, di una possibile alternativa di governo.I tentennamenti di queste settimane e l’ipotesi di presentare una candidatura (in particolare quella di Fiorenzo Bongiasca) che sia espressione della vecchia area “centrista” e il punto di raccolta di alcune clientele locali vanno invece nella direzione opposta.
Una soluzione di questo genere segnerebbe il trionfo di un tatticismo perdente, senza contenuti e senza prospettive. Premierebbe il trasformismo di una parte del ceto degli amministratori locali e aggraverebbe lo stato confusionale del PD locale. Si muoverebbe lungo la linea suicida seguita negli ultimi anni volta a cercare una legittimazione al di fuori dell’area di centro-sinistra e ad affidarsi a candidature separate da qualsiasi capacità di leadership ed estranee all’area politico-culturale della sinistra, come è avvenuto, ad esempio, con la candidatura a sindaco del capoluogo.
La scelta di prorogare l’attuale regime disposto dalla legge Delrio deve essere denunciata come strumentale e anomala. Il regime deciso nel 2015 si poneva esplicitamente come provvisorio, in vista della conferma delle “riforme istituzionali” renziane attraverso il referendum dell’anno successivo, che prevedevano, tra l’altro, proprio la cancellazione delle Provincie dalla Costituzione. Il loro rigetto da parte degli elettori avrebbe richiesto il superamento del regime provvisorio, l’assunzione di chiare decisioni a favore di un rapporto diretto tra cittadini e la restituzione alle Provincie delle funzioni di cui sono state espropriate.
Il governo Lega-M5s ha invece deciso, con il “Decreto milleproroghe” di confermare il regime attuale con tutte le sue incongruenze, la più grave delle quali è quella per cui, a causa dei meccanismi della legge, avrà la possibilità di essere eletto solo il 38% degli attuali consiglieri comunali, minando in modo decisivo la reale rappresentatività del voto anche solo all’interno della platea degli amministratori.
La scelta improvvida di procedere entro ottobre al voto è stata dettata unicamente da un calcolo strumentale legato ai rapporti di forza nella nostra regione: la volontà della Lega di utilizzare l’elezione dei presidenti delle Provincie lombarde per la designazione dei membri della Commissione di beneficenza della Fondazione Cariplo, a cui spetterà di eleggere il nuovo presidente, attualmente in scadenza.Attraverso una diversa governance della Fondazione Cariplo e delle altre fondazioni bancarie, la Lega mira anche a modificare assetti e orientamenti di Cassa depositi e prestiti, piegandola alle logiche sovraniste del governo attuale, mettendo le mani sui loro ingenti patrimoni e utilizzandole come altrettanti salvadanai per le politiche assistenzialistiche e clientelari del “governo giallo-verde”.
Ad accelerare la volontà di rovesciare gli assetti attuali, hanno certamente concorso le resistenze venute dal mondo delle Fondazioni, in particolare dal presidente di Fondazione Cariplo e dell’Acri – l’associazione delle Fondazioni. Al nuovo governo, che nel suo programma auspica per la Cassa un ruolo più “interventista” nei principali dossier economici, l’avvocato Guzzetti ha risposto: “Noi abbiamo assecondato lo sviluppo che Cdp ha avuto in questi anni” e “se si vuole un ulteriore sviluppo della Cassa coerente con l’obiettivo di non mettere a rischio i risparmi degli italiani, noi ci siamo, ma se si vuole superare questo limite le fondazioni si opporranno con tutta la loro forza”.
Anche per questo, le elezioni del 31 ottobre assumono un significato che non può essere mortificato con piccole manovre localistiche ma richiedono un netto salto di qualità nella proposta politica del centro-sinistra.






