Il progetto presentato ieri da Acinque e Comune di Como per la realizzazione nell’ex Ticosa di un maxi parcheggio da quasi mille posti tra auto, pullman e bici va benissimo. Il che non significa che sia il migliore in assoluto, ma dopo 42 anni di attesa e tanti voli pindarici e milionari schiantati nel nulla o contro la superficie dura della realtà, una generale riqualificazione della spianata tra tangenziale e cimitero monumentale può rivelarsi una buona soluzione. Chi sognava poli tecnologici, nuovi municipi o una colata di appartamenti di edilizia convenzionata non sarà contento, ma allora – in 4 decenni – poteva realizzare qualcosa di concreto prima di oggi. Dunque, andiamo avanti senza particolari rimpianti. Un punto, però, diventerà abbastanza dirimente per un giudizio complessivo sull’operazione se – come tutto fa presagire – andrà a buon fine entro l’inizio del 2027.
Il punto è quello economico. Ricapitoliamo i numeri dati ieri in conferenza stampa: l’operazione prevede un investimento complessivo di 27 milioni di euro, di cui circa 10 a carico del privato proponente (cioè Acinque, di cui però il Comune di Como è socio al 9.61%, dunque in parte è concorrente sia alla spesa sia ai benefici) mentre tutto il resto – ossia 17 milioni – sarà a carico di Palazzo Cernezzi. Qui però il sindaco Alessandro Rapinese ha fatto subito una precisazione, vista la cifra tutt’altro che simbolica per le casse pubbliche: “Dato l’andamento dei progetti in città, per esempio Villa Olmo e Serre, a oggi l’amministrazione di Como rappresenta per i possibili finanziatori una Tripla A. Oggi chi dà soldi al Comune di Como, penso a Fondazioni e Enti Pubblici, sa che il denaro non viene buttato. Ovviamente sono già in corso interlocuzioni e io stesso faccio presente che è l’occasione di far parte di un progetto di elevatissimo valore. In ogni caso abbiamo la capacità economica”.
Insomma, il messaggio lanciato dal sindaco è chiarissimo: l’amministrazione confida che – per vie ancora non note, ma probabilmente già sondate e battute riservatamente – cospicui contributi alla spesa potranno arrivare da altri soggetti (sul modello Regione Lombardia o Fondazione Cariplo, giusto per dare due orientamenti meramente indicativi). Se così fosse – ma per ora è un auspicio, non una certezza – sarebbe non solo un’ottima notizia ma, almeno in parte, anche doverosa, soprattutto se quei fondi attesi fossero privati. Il perché è semplice.

Il progetto presentato ieri da Acinque – una volta che sarà ufficializzato l’interesse pubblico da parte del Comune – andrà ovviamente a gara. In quel momento, eventuali altri soggetti interessati all’operazione potranno presentarsi e avanzare due tipi di migliorie, o tecnico-progettuale o economica (offrendo più soldi per i vari interventi rispetto ai 10 milioni a carico dei privati previsti oggi). In quel caso, Acinque – se non volesse mollare l’operazione – avrebbe comunque la possibilità di pareggiare l’offerta concorrente grazie a un diritto di prelazione che dunque le permetterebbe comunque di realizzare il tutto.
Il vincitore, a quel punto, otterrà in concessione per trent’anni sia il parcheggio sia le aree commerciali. Dunque, con incassi stratosferici garantiti (oltre ai proventi del fotovoltaico) certamente capaci non soltanto di ripianare i 10 milioni spesi ma con margini potenzialmente enormi nell’arco di tre decenni. Il tutto – sempre se non arrivassero offerte migliorative in senso economico in sede di gara – con un’operazione pagata per ben 17 milioni su 27 o direttamente dal Comune, o magari con l’aiuto di altri enti pubblici (ma comunque sempre con soldi dei contribuenti).
Insomma, come ha fatto balenare Rapinese in conferenza stampa, l’arrivo di soldi da Fondazioni o – in qualche modo – da parte di altri soggetti privati per alleviare i 17 milioni oggi a carico di Palazzo Cernezzi (o comunque del pubblico) sarebbe non soltanto un gesto benvenuto in sé, ma avrebbe anche il pregio di rendere meno sbilanciato il quadro a favore di chi vincerà la gara. Ben si capisce, infatti, come la pur benvenuta soluzione dell’annosissimo problema Ticosa dopo 42 anni – se le condizioni restassero quello annunciate ieri – sarebbe sì una buona notizia per la città, ma anche un gigantesco affare per i vincitori pagato in grandissima parte dai contribuenti comaschi. Che tornerebbero proprietari del complesso, a fine concessione, soltanto nel 2057, non proprio una data dietro l’angolo.