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Punti di vista

Su Facebook a spellarsi per Fedez. Allora perché a Como artisti e intellettuali sono muti, assenti e conformati?

Il grande clamore-scandalo innescato dall’intemerata di Fedez – dapprima al telefono con i vertici Rai e poi sul palco del Concertone – suscita qualche speranza di risveglio dal coma profondo in cui è finito il movimento degli artisti, dei politici e dei professionisti comaschi (giornalisti inclusi, ci mancherebbe). Sia detto, questo, naturalmente con il rispetto dovuto in particolare ai primi per le enormi difficoltà che ha dovuto attraversare il settore nell’anno della pandemia.

Al netto di questa doverosa precisazione – non è certamente facile occuparsi della cosa pubblica quando a rischio è messa l’esistenza stessa di una persona – l’auspicio che l’Effetto Rapper possa muovere le acque placide, ma diciamo pure stagnanti, della società civile comasca resta valido.

Si fa davvero fatica, infatti, a trovare città dove il panorama delle arti, delle professioni e degli Ordini sia più allineato, silenzioso, docile, incline al compromesso e per nulla incisivo come quello locale. Il che fa abbastanza sorridere, diciamo, quando basta scorrere i social per vedere proprio in queste ore molti dei protagonisti di quelle categorie spellarsi le mani fino a sanguinare per il presunto eroismo di Fedez nel registrare una telefonata con funzionari e vertici Rai e poi buttarla in pasto a milioni di followers (peraltro – pare – con qualche sagace taglio).

E’ scoppiato fragoroso l’applauso collettivo – a partire dai politici ma, come si diceva, non soltanto da loro – per questo gesto così “di rottura”, così tanto di “di rottura” da far scoprire a una vasta fetta del panorama locale che la Rai ha da sempre la politica come azionista, la stessa che l’ha lottizzata, saccheggiata, dominata a ogni latitudine dalla nascita a oggi (e, scommettiamo, anche a domani).

Ma tornando a Como, artisti e intellettuali perché non parlano, anzi, meglio, agiscono per rompere qualche schema anche in città? Perché non danno un segno della loro presenza, della loro capacità di andare controcorrente, di svegliare provocatoriamente le coscienze, di mostrare un pensiero stimolante e capace magari di innescare qualche sano e carnale dibattito pubblico?

Dove sono scrittori, pittori, filosofi, cantanti, attori, scultori, architetti, poeti e via dicendo quando c’è da pungere i comaschi con qualche inebriante ceffone sulla Ticosa, sulle paratie, sui monumenti abbandonati, sulla cultura che langue, su Villa Olmo, sul Patria e sui mille altri temi caldi?

Dove sono le performance, il gesto, l’azione artistica, la performance ribelle che punge il sedere altrimenti placido e paffuto di Como? Non ci sono. E non ci sono da anni, siamo sinceri. Gli artisti sono completamente assenti dal dibattito pubblico, conformati alla norma, lontanissimi dall’esprimere una presenza creativa sul palco moscio della città. E se proprio qualche intuizione arriva, arriva a mezza bocca con l’immancabile “ma non posso dirlo, sai com’è

Un grave peccato, si potrebbe dire quasi una colpa per chi – almeno in potenza – avrebbe doti intellettuali e pratiche per essere presenza viva nel cuore di Como. Cittadina graziosa e sonnolenta che recentemente ha vissuto un solo sussulto: il Toro con le pudenda all’aria accanto al Duomo, di un paio d’anni fa. Grande metafora locale, la bestia potente e selvaggia però schienata.

Lunga vita al Toro, comunque, innocuo brividino che ha fatto pensare per un attimo a quanto spazio ci sarebbe per qualche guizzo e magari qualche sana polemica a corredo.

E buon riposo artisti.

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2 Commenti

  1. @Gioele, non ho idea chi sei ma mi piace assai quello che scrive. Comunque, in risposta alla domanda più che legittima e pertinente del articolo, direi che nessuno osa muovere le acque, alzare la voce o andare contro corrente perchè ci sarebbe un prezzo molto alto da pagare. Why rock the boat sul placido e piacevole lago di Como?

  2. Quando ero ragazzo ci si divideva tra rossi e neri ma a casa tutte le mamme e tutti i papà votavano inquadrati, coperti e senza far troppo rumore per la Democrazia Cristiana. Oggi ci si divide tra democristiani di destra e democristiani di sinistra ma tutti gli ex-ragazzi, sia che facciano gli artisti sia che facciano i bancari, sono diventati senza far troppo rumore democristiani. È quello che ci frega. Il ”senza far troppo rumore” è nel nostro DNA.

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