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Punti di vista

Tsunami sanità comasca: “La Svizzera, le 500 figure che mancano, quei 1400 euro a turno e i 720 giorni di attesa”

Dal segretario provinciale di Alleanza Verdi Sinistra, Lucas Radice, riceviamo e pubblichiamo un articolato intervento sul tema della sanità comasca. Di seguito il testo.

Sanità comasca: il prezzo della miopia politica. Così si smantella un modello pubblico che era un’eccellenza

La sanità lombarda è stata per anni indicata come un modello di eccellenza. Oggi, anche nel nostro territorio vediamo con chiarezza le crepe di un sistema indebolito da scelte politiche miopi e da un progressivo arretramento del pubblico.

I dati regionali raccontano una realtà che non può essere ignorata: nel 2025, a fronte di oltre 37 milioni di prestazioni prescritte, poco più della metà risulta effettivamente presa in carico dal sistema sanitario pubblico. Questo significa che milioni di cittadini restano in attesa o rinunciano alle cure. A livello nazionale, secondo il Country Report 2026 della Commissione europea, nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie: un dato quasi raddoppiato rispetto al 6,3% del 2019, e le liste d’attesa restano tra le prime cause della rinuncia. Nell’ultimo decennio, sempre secondo Bruxelles, il numero dei medici di famiglia si è ridotto di circa il 13%, mentre oltre la metà di chi resta ha già superato il massimale di assistiti previsto dal contratto.

Nel territorio comasco questi numeri diventano esperienze quotidiane, e purtroppo sono anche peggio della media: mesi di attesa per visite ed esami, pronto soccorso sotto pressione, difficoltà crescenti nella medicina territoriale. Solo nell’ultimo bando regionale per l’assegnazione di ambiti carenti risultano scoperti 293 posti da medico di base in provincia di Como. Nella sola Asst Lariana mancano all’appello circa 250 infermieri e circa 55 specialisti ospedalieri nelle discipline più gravose e meno remunerative, dal pronto soccorso all’anestesia, dalla psichiatria alla medicina trasfusionale, per un fabbisogno complessivo che, contando anche operatori e tecnici, supera abbondantemente le 500 unità nel solo settore pubblico. Non stupisce che l’azienda sanitaria abbia dovuto offrire fino a 1.400 euro a turno per attirare anestesisti e rianimatori in libera professione, pur di garantire la copertura del pronto soccorso del Sant’Anna. Ancora a luglio 2026 i sindacati hanno denunciato un peggioramento strutturale delle condizioni operative in pronto soccorso, con organici ridotti nei turni diurni e notturni e assunzioni insufficienti a compensare le uscite.

A questo si aggiunge una criticità strutturale specifica della nostra provincia: la carenza di personale sanitario aggravata dalla vicinanza con la Svizzera, dove le condizioni economiche e salariali sono nettamente più vantaggiose. Questo fenomeno rende ancora più difficile trattenere medici, infermieri e operatori, svuotando progressivamente il sistema pubblico locale, con perdite significative anche verso Milano e verso il privato.

Il risultato è un sistema sempre più fragile, che fatica a garantire tempestività ed equità. A livello nazionale, i dati raccolti da Cittadinanzattiva parlano da soli: tempi di attesa che arrivano fino a 360 giorni per una TAC al torace, 540 giorni per una risonanza all’encefalo e 720 giorni per una colonscopia, con molte prime visite specialistiche che superano i 400 giorni di attesa. E quando il cittadino riesce finalmente a prenotare, solo il 34,5% delle visite specialistiche e circa il 40,6% degli esami diagnostici vengono confermati alla prima data proposta dal CUP: nella maggior parte dei casi si viene rimandati più avanti, o dirottati verso strutture lontane dal proprio territorio.

Nel frattempo cresce la spesa sanitaria privata e assicurativa, con il rischio concreto di ampliare le disuguaglianze sociali e territoriali.

Non si tratta di un fenomeno inevitabile, ma della conseguenza di scelte politiche precise: sottofinanziamento, mancati investimenti sul personale, organizzazione frammentata e assenza di una vera programmazione pubblica.

In una regione come la Lombardia, che per anni è stata un faro della sanità italiana, stiamo assistendo a un arretramento preoccupante. E Como non fa eccezione.

Quando il pubblico arretra, il diritto alla salute viene messo in discussione. E questo è inaccettabile.

Da qui la nostra proposta per il territorio comasco

Serve un cambio di rotta netto, che rimetta al centro la sanità pubblica e il diritto universale alla cura:

  • Piano straordinario di assunzioni e valorizzazione del personale, con incentivi specifici per i territori di confine come Como, per contrastare la fuga verso la Svizzera e rendere il lavoro nel servizio sanitario pubblico attrattivo e stabile.
  • Rafforzamento della sanità territoriale pubblica, con Case e Ospedali di Comunità pienamente operativi, servizi di prossimità e integrazione reale con i comuni per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile.
  • Riduzione strutturale delle liste d’attesa, attraverso trasparenza totale, gestione pubblica centralizzata delle agende e divieto di pratiche che limitano l’accesso alle prenotazioni.
  • Superamento delle distorsioni organizzative, rafforzando il ruolo delle ASST e costruendo una rete sanitaria integrata, meno frammentata e più vicina ai cittadini.
  • Investimenti nella prevenzione e nelle cure primarie, valorizzando la medicina di base, l’assistenza domiciliare e la presa in carico delle cronicità.
  • Programmazione sanitaria pubblica basata sui bisogni reali, utilizzando dati epidemiologici e coinvolgendo enti locali e cittadini nelle scelte strategiche.

La direzione deve essere chiara: rafforzare il pubblico, investire sul personale e garantire accesso equo alle cure, superando un modello che ha prodotto disuguaglianze e inefficienze.

Ci viene detto che bisogna aumentare le spese per la sicurezza. Ma che senso ha parlare di sicurezza se poi si taglia sulla sanità? Vogliamo davvero una società che investe sempre di più nelle armi mentre i cittadini rinunciano a curarsi? La vera sicurezza è avere un sistema sanitario pubblico forte, universale e accessibile. Difendere la sanità pubblica significa difendere la dignità delle persone. Ed è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.

Lucas Radice, Segretario Provinciale Sinistra Italiana – Alleanza Verdi e Sinistra Como

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