Una nota per un ritardo di tre minuti sull’inizio delle lezioni in Dad, la rabbia di una mamma e l’occasione per una riflessione più profonda sulla didattica a distanza e su come – sembra scontato dirlo ma chi ha figli a casa da scuola sa che non lo è – lo schermo di un pc non è un’aula scolastica e occorra farsi qualche domanda su come andare avanti. Questo il senso di una mail che è arrivata poco fa alla nostra redazione da parte di una mamma che preferisce rimanere anonima.
“Oggi mia figlia ha fatto come al solito sei ore di dad dalle 8.15 alle 15.15 – ci scrive – di solito, nonostante la fatica, si presenta un quarto d’ora prima dell’inizio ma stamattina, per la prima volta in un anno, la connessione faceva le bizze. Mi sembrava comunque entrata in tempo ma oggi ricevo un messaggio che la dice lunga sulla scuola italiana, sulla percezione della fatica degli studenti e delle loro famiglie”.
Il messaggio era, appunto, la nota fatta dall’insegnante che indicava la studentessa come “Assente dalle 08:15 alle 08:18”. Tre minuti.
Contattata per farci raccontare la vicenda e per verificare il racconto, questa mamma stanca ma molto battagliera ha chiarito un concetto importantissimo che tocca sul vivo l’organizzazione della didattica a distanza: il vero scandalo non è una nota del genere ma il concetto di scuola che oggi, a un anno dall’inizio delle lezioni a singhiozzo, non può più permettersi di concepire la didattica a distanza come uno strumento di emergenza e si salvi chi può.
“Una nota del genere fa ridere a fronte di una situazione complessivamente disfunzionale – ha commentato – ancora dopo un anno, la maggior parte degli insegnanti non si rende conto che la didattica a distanza non può essere pura teledidattica ma ha logiche diverse e, soprattutto, deve essere inclusiva”.
No alla lezioni online intese come copia esatta di quelle in presenza ma, soprattutto, più attenzione alle difficoltà di studenti e famiglie messi a dura prova da questo periodo: “Nessuno si chiede se questo metodo funziona, come stanno i ragazzi e le loro famiglie – ha spiegato – nessuno ha la percezione del disagio e della fatica di tutti ma soprattutto nessuno sembra interessato a organizzarsi per il futuro, visto che volenti o nolenti si andrà avanti a singhiozzo ancora a lungo. I ragazzi dovranno continuare a fare a meno dei laboratori, degli stage, dell’alternanza scuola-lavoro? Come usciranno dalla scuola? Ecco, questo è quello che conta, non tre minuti di ritardo su sei ore di lezione”.