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Sanità

Stipendi da 75mila a 100mila franchi all’anno: ogni mese quasi 10 professionisti lasciano Como per la Svizzera

L’esodo del personale sanitario verso il Canton Ticino non si ferma e la provincia di Como si conferma uno dei territori più colpiti, come riporta oggi in un lungo approfondimento Tio.ch. In un solo anno, oltre 100 infermieri comaschi hanno lasciato il sistema sanitario italiano per trasferirsi oltreconfine. Una situazione speculare a quella di Varese, che vede circa 20 professionisti al mese scegliere le strutture svizzere.

Il fenomeno, ormai strutturale, è tornato al centro del dibattito politico dopo le dichiarazioni dell’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, secondo cui nella regione mancherebbero tra i 2.500 e i 3.000 infermieri. Dati che il COINA (Sindacato delle professioni sanitarie) contesta duramente, definendoli parziali: la carenza reale in Lombardia sfiorerebbe le 10.000 unità.

Stipendi infermieri: il confronto shock tra Italia e Svizzera

Il motivo principale che spinge i sanitari di Como e delle province di confine a diventare frontalieri è puramente economico. Il divario retributivo tra il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e il sistema svizzero è diventato insostenibile per i professionisti italiani.

Quanto guadagna un infermiere in Italia rispetto al Canton Ticino?

La forbice dei salari evidenzia una differenza che spesso supera il doppio o il triplo della busta paga italiana:

Ruolo / Esperienza Stipendio Medio in Italia (Netto) Stipendio in Canton Ticino (Lordo / Netto)
Infermiere Neoassunto / Junior ~1.700 € al mese 75.000 – 82.000 CHF/anno (mensili lordi: 6.500-7.300 CHF / netti: ~4.800 €)
Infermiere con Esperienza Poco superiore alla media 85.000 – 92.000 CHF/anno (91.000 – 98.000 €)
Profilo Altamente Qualificato Livelli standard SSN Oltre 100.000 CHF/anno (107.000 – 118.000 €)

A fronte di stipendi svizzeri che superano facilmente i 6.000-7.000 franchi al mese, il costo della vita in Lombardia (tra affitti e spese fisse) erode rapidamente i 1.700 euro percepiti in Italia, rendendo il lavoro nelle ASST locali economicamente svantaggioso.

L’impatto della fuga dei sanitari a Como e nelle zone di confine

Le aree di frontiera stanno subendo un vero e proprio svuotamento. Secondo le stime sindacali, sono già circa 4.000 gli infermieri frontalieri lombardi impiegati in Svizzera, provenienti principalmente dalle province di:

  • Como (tra le più colpite con più di 100 addii all’anno)

  • Varese

  • Lecco

  • Sondrio

Per tentare di arginare la crisi, le istituzioni regionali hanno introdotto degli incentivi straordinari per i lavoratori delle zone di confine, che possono arrivare fino a 5.400 euro lordi all’anno. Una misura che però, ad oggi, si rivela insufficiente a compensare il magnetismo dei salari elvetici.

La critica del COINA: “Inutile cercare infermieri all’estero, valorizziamo i nostri”

Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA, ha espresso forte perplessità sulle strategie della Regione Lombardia, criticando le campagne di reclutamento internazionale in America Latina o in Uzbekistan:

«L’assessore Bertolaso continua a muoversi dentro una contraddizione evidente. Da una parte ammette che gli stipendi in Italia sono troppo bassi e che il costo della vita è insostenibile, dall’altra cerca soluzioni a migliaia di chilometri di distanza. Perché non facciamo il massimo per trattenere chi abbiamo già formato nelle nostre università con risorse pubbliche? La Lombardia rischia di diventare la più grande scuola di formazione infermieristica della Svizzera».

Per il sindacato, l’unica soluzione strutturale per invertire la rotta ed evitare il collasso degli ospedali di Como e del resto della regione prevede quattro pilastri fondamentali: stipendi adeguati al costo della vita, valorizzazione delle competenze, percorsi di carriera attrattivi e un monitoraggio trasparente dei numeri reali della carenza di personale.

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