Tiene nettamente banco la riorganizzazione delle scuole (tra accorpamenti e chiusure) voluta dall’amministrazione Comunale, anticipavamo tutto in questo articolo di sabato scorso: Scuole a Como, ecco il piano del Comune: accorpamenti, chiusure (ancora Carluccio e Sinigaglia) e un clamoroso dietrofront.
In queste ore stiamo ricevendo moltissimi contributi in forma di protesta o di analisi, non potremo mai pubblicarli tutti. Certo quello che mettiamo in questa pagina ha un valore particolare perché arriva da dentro. E’ una lettera di due docenti:
Ancora una volta facciamo sentire la nostra voce perché crediamo nel valore educativo della Scuola!
Eccoci qui a scrivere un’altra lettera (qui la precedente firmata con altre colleghe). Non perché non sappiamo più cosa fare, ma perché è dal 7 marzo 2024 che pensiamo, scriviamo e cerchiamo di far capire al Consiglio Comunale di Como una cosa che per noi dovrebbe essere fondamentale: quando si pensa e si riprogetta la scuola, bisogna confrontarsi con chi la scuola la vive ogni giorno.
E visto che questo confronto, a nostro avviso, continua a non esserci, scegliamo ancora una volta di far sentire la nostra voce attraverso la stampa. Nei giorni scorsi una collega della scuola di via Zezio ha scritto sulla situazione che si sta delineando. Oggi siamo noi, due insegnanti della scuola Raschi, direttamente coinvolte nella riorganizzazione, a voler aggiungere alcune riflessioni.
Prima, però, di entrare nel dettaglio di ciò che questa riorganizzazione comporterebbe per il nostro plesso e per il nostro istituto, crediamo sia necessario fare un passo indietro e porre una domanda più ampia: che cosa significa davvero un istituto comprensivo?
Gli istituti scolastici non sono solo numeri
Nella città di Como esistono otto istituti comprensivi. Ognuno di essi si è formato nel tempo, attraverso scelte, progettualità, relazioni e percorsi educativi costruiti e condivisi da chi vi lavora. Per questo motivo, scorporare scuole e riorganizzare istituti non può essere considerato un semplice calcolo di numeri, spazi, studenti e insegnanti. Un istituto scolastico è anche un’identità educativa.
Il curricolo di istituto e il percorso educativo complessivo sono il risultato di un lavoro collegiale e continuativo tra docenti, fondato sulla condivisione di finalità educative, competenze, metodologie, criteri di valutazione e modalità di accompagnamento degli alunni nel loro percorso di crescita. Cambiare la composizione di un istituto significa quindi intervenire su un equilibrio costruito negli anni e non semplicemente ridisegnare una mappa.
Senza contare un rimescolamento e perdita delle insegnanti.
La situazione della scuola Raschi
Entrando nello specifico della realtà che conosciamo più direttamente, nel documento di riorganizzazione si legge che la scuola dell’infanzia Carluccio verrebbe assorbita dalla scuola Raschi, anche in considerazione dei 69 posti che si renderebbero disponibili a seguito della chiusura del Nido Magnolia.
Noi non siamo d’accordo con questa scelta e vorremmo spiegare perché.
Lo spostamento e l’accorpamento di una scuola dell’infanzia non rappresentano un semplice cambiamento organizzativo. Possono incidere profondamente sull’identità pedagogica e sul percorso educativo costruito nel tempo. Ogni scuola dell’infanzia sviluppa infatti una propria identità attraverso metodologie, esperienze, modalità di relazione con le famiglie, organizzazione degli spazi e percorsi condivisi dal personale. Accorpare una realtà già strutturata significa necessariamente intervenire su questo patrimonio e rischiare di perdere parte della sua specificità.
Gli spazi non sono contenitori da riempire
C’è poi una questione che riteniamo fondamentale: gli spazi scolastici non sono semplicemente luoghi da riempire nel modo più efficiente possibile. Gli spazi sono parte integrante dell’esperienza educativa. Sono luoghi nei quali si progettano attività, si costruiscono relazioni, si sperimentano modalità diverse di apprendimento e si realizza l’offerta formativa.
La didattica non può essere chiusa dentro la singola aula.
Per questo, quando si decide di spostare, accorpare o redistribuire una scuola, non si dovrebbe ragionare soltanto in termini di numero di alunni che uno spazio può contenere, ma chiedersi quali esperienze educative quello spazio permette di realizzare e quale progetto sostiene.
La continuità educativa: una parola che sembra essere dimenticata
C’è poi un tema che abbiamo più volte sottolineato negli anni: la continuità. Abbiamo parlato e scritto dell’importanza della continuità con il Nido Magnolia, sostenendo quanto fosse significativo costruire un percorso 0-6 realmente integrato. Negli stessi anni è stato costituito il Coordinamento pedagogico 0-6, mentre proprio nello stesso periodo si è deciso di chiudere un polo 0-6 nel quale erano in essere le attività di continuità educativa.
La continuità tra infanzia e primaria
E ora si prospetta anche la chiusura della Scuola Primaria Corridoni. Ci chiediamo allora: come si può parlare di implementare una scuola dell’infanzia e nello stesso documento proporre di togliere la scuola primaria di riferimento? La continuità tra scuola dell’infanzia e scuola primaria non è soltanto una questione di vicinanza organizzativa o di edificio. È un elemento fondamentale per costruire un percorso educativo coerente.
Separare i due segmenti significa rischiare di interrompere una continuità progettuale e didattica costruita tra gli insegnanti e rendere più complessa la condivisione degli obiettivi, delle competenze attese, delle metodologie e delle modalità con cui accompagnare i bambini nel passaggio da un ordine di scuola all’altro.
Ne risente anche il curricolo verticale, che dovrebbe garantire un percorso unitario e progressivo dai primi anni dell’esperienza scolastica fino alla scuola secondaria. Un curricolo verticale non si costruisce soltanto sulla carta: ha bisogno di persone che si confrontano, progettano insieme e condividono una visione educativa.
Se i percorsi vengono continuamente frammentati, diventa più difficile mantenere una progettazione realmente condivisa e sviluppare una visione comune delle competenze, dei traguardi e dei processi di apprendimento.
Prima di riorganizzare, ascoltare
Per questo riteniamo che qualsiasi riorganizzazione della rete scolastica dovrebbe essere valutata non soltanto sulla base degli aspetti numerici e organizzativi, ma anche considerando le ricadute pedagogiche e didattiche, la continuità educativa, la salvaguardia dei progetti già esistenti e la possibilità di mantenere un curricolo verticale realmente condiviso.
Non siamo contrarie a priori al cambiamento. Siamo contrarie a un cambiamento che non tenga conto del percorso educativo condiviso e costruito negli anni. L’obiettivo dovrebbe essere quello di evitare che una riorganizzazione amministrativa determini la frammentazione di percorsi educativi costruiti nel tempo e garantire, invece, la continuità e la coerenza dell’esperienza scolastica degli alunni.
Ed è proprio per questo che continuiamo a chiedere ciò che chiediamo dal 2024: prima di decidere come ridisegnare le scuole, confrontiamoci con chi quelle scuole le vive, le conosce e le vive ogni giorno.
Maria Grazia Bozzi Ilaria Di Ceglie
