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Ambiente, Attualità

A Como gli orti da sgomberare: “Il sindaco e le foto di lotti già restituiti al Comune. Inaccettabili i modi con gli anziani, qui 30 anni d’amore”

“Va bene, prendiamo pure atto della decisione del Comune di Como di smantellare gli orti sociali di Rebbio, però definire questi spazi una discarica da Terzo Mondo, oltre a non corrispondere al vero, è offensivo nei confronti di chi, soprattutto persone anziane, se ne è preso cura per trent’anni”.

Questa la risposta di uno degli ex assegnatari degli orti sociali di via Cassiodoro a Rebbio – sgomberati dal Comune a seguito della scadenza delle concessioni senza un nuovo bando né, almeno per il momento, un diverso progetto ufficiale per l’area (qui le cronache) – alle parole pronunciate dal sindaco Alessandro Rapinese che in un post pubblicato sul suo profilo Facebook ha mostrato alcuni scatti nei quali compaiono scorci con bidoni di raccolta dell’acqua abbandonati e sterpaglie definiti, “discarica a cielo aperto” e corredati da hashtag del tenore di #TerzoMondo e #Disagio.

“Guardando gli scatti pubblicati dal sindaco, non sono riuscito a capire a quali orti si riferissero perché qui ci siamo sempre presi tutti cura degli spazi che ci erano stati assegnati posizionando bidoni per la raccolta dell’acqua piovana, visto che non arriva acqua corrente, reti anti grandine e casottini porta attrezzi in legno, ma certamente non come testimoniato da quelle immagini – spiega infatti, chiedendo di rimanere anonimo (la nostra redazione, rispettando il suo diritto a non essere nominato, ha ovviamente verificato interamente la sua identità, Ndr) – ne ho dedotto che avesse fotografato i lotti, circa la metà di quelli esistenti, già dismessi da qualche anno a seguito della rinuncia da parte degli assegnatari, o perché era scaduta la concessione. Si tratterebbe però di spazi tornati nelle disponibilità del Comune che, in questo caso, sarebbe l’unico responsabile delle sterpaglie e del degrado immortalati dal sindaco”.

“Quando trent’anni fa ci sono stati assegnati gli orti, qui era tutto un roveto e abbiamo provveduto a nostre spese a ripulire e riqualificare l’area creando un luogo che è sempre stato molto più che un posto dove coltivare pomodori e zucchine, ma un luogo di socialità – continua – qui ci si incontrava al mattino, si facevano quattro chiacchiere e nascevano piccole competizioni per stabilire chi avesse i pomodori più belli. Si tratta per lo più di persone anziane e proprio per questo i modi e le parole usati dal sindaco fanno ancora più male, perché offendono chi qui ha messo passione e cura, oltre che soldi, e ora si sente etichettato con termini irrispettosi”.

Ma c’è altro a ferire ancora di più chi, in questo spazio verde, era riuscito a creare un piccolo mondo di amicizie in cui, forse, sentirsi ancora vivi: “Il Comune ci aveva avvisati che lunedì 13 luglio, termine ultimo per sgomberare gli orti, ci sarebbe stata una verifica in loco da parte di un incaricato e, telefonicamente, ci era stato anche dato un appuntamento tanto che alcuni di noi o i nostri familiari, per essere presenti, avevano preso un giorno di ferie e spostato appuntamenti – continua infatti – invece non si è visto nessuno e quando abbiamo chiamato per chiedere spiegazioni ci è stato risposto che non c’era stato il benestare del dirigente. Peccato che nessuno ci avesse avvisati”.

Così come nessuno, finora, ha mai detto ufficialmente che programmi ha l’Amministrazione comunale per quest’area, a parte mezza riga sibillina nei post su Facebook del sindaco Rapinese che scrive: “Una volta bonificata la discarica di Rebbio ci pianteremo delle belle piante e qualche panchina” seguito dagli immancabili lunghissimi hashtag (contro un nemico in questo caso decisamente immaginario) #RapineseLavoraPerLaCittà #IComitatiInveceVoglionoConservareIlDegrado.

“Nessuno sa che progetto ha il Comune per questo spazio, anche se qualche anno fa si vociferava di possibili interventi migliorativi per poi riassegnare i lotti, tanto che alcuni di noi avevano presentato una richiesta per poter avere, se fossero risultati idonei, lo stesso lotto che avevano curato fino a quel momento. Ora invece pare si voglia un parchetto con qualche panchina, ma non è mai stato detto niente di ufficiale – spiega infatti il residente – l’unica cosa certa è che a noi, pur con grandissimo dispiacere, va anche bene rinunciare a questo luogo, se l’intenzione del Comune è quella di eliminare gli orti. Ma restano inaccettabili i modi e i termini usati per rivolgersi a cittadini, per lo più anziani, che hanno sempre pagato il canone richiesto e hanno avuto cura di un luogo che amavano e che si sono sentiti offesi e feriti sentendolo paragonato a una discarica”.

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