Le enormi potenzialità di AlpTransit, imponente infrastruttura ferroviaria ormai da diversi anni in fase di rapido avanzamento sul territorio svizzero, rischiano di essere compromesse o quantomeno “rallentate” una volta raggiunto il confine sud. La direttrice che punta su Milano, passando da Como infatti non sembra essere pronta. A dare un’immagine significativa di quanto sta accadendo è Remigio Ratti, professore dell’Università di Friburgo. “Si è fatto il cuore di Alp Transit ma mancano le arterie. La Svizzera ha realizzato tre gallerie di base capaci di rendere le Alpi una ferrovia di pianura ma resta il loro completamento da frontiera a frontiera, pena un suo antistorico aggiramento via Brennero o Frejus. L’Italia sta facendo un vero balzo in avanti grazie al Pnrr – spiega il professore – con il riassetto dei porti liguri e gli investimenti sulla Genova-Milano ma il corridoio Reno-Mare sembra tuttavia interrompersi nella capitale lombarda. Sulla Milano-Como-Chiasso si rischia di rimanere agli investimenti tecnologici per l’esercizio ormai completati, ma non in grado di garantire dopo il 2030 capacità e servizi di qualità all’altezza delle nuove sfide. Come si può pensare di continuare a percorrere la tratta Lugano-Como-Milano alla velocità di nemmeno 50 chilometri orari dopo i 200 e oltre della gallerie di base?”.
Interrogativo a cui si aggiungono anche altri elementi. “Oltre ciò, giusto per fare un ulteriore esempio, la galleria Monte Olimpino – dice Riccardo De Gottardi, già direttore della Divisione sviluppo territoriale e mobilità del Dipartimento del Territorio del Canton Ticino – non è adatta e attrezzata a far passere i treni che arriveranno”.

Riflessioni emerse durante il convengo di questa mattina a Villa Olmo “Il progetto AlpTransit”. E il quesito che spesso è emerso, guardando al territori di confine, è emblematico. “Lavorare per fare in modo che Como sia una città di confine e non di confino”.