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Tuffi proibiti? Lo spunto-suggestione: “Spiaggia comunale con bagnino davanti a Villa Olmo”

Bisogna premetterlo, al momento parliamo di una suggestione, l’embrione di un’idea ma, nel dibattito di questi giorni, anche un piccolo spunto può essere interessante. E’ noto, da tempo si discute dei bagni proibiti davanti al Tempio Voltiano (e non solo) e dei drammatici fatti di cronaca che hanno visto diverse morti per annegamento. Quali le soluzioni? Complicatissimo dirlo, evidentemente cartelli, controlli e sanzioni non bastano. A riprova il fatto che domenica 13 agosto pochi istanti dopo il recupero di un giovane colto da malore in acqua, e morto poi in ospedale, i turisti  sono tornati ad affollare come nulla fosse spiaggetta e lago. La politica discute, accusa, si difende. Intanto un ex candidato consigliere Pd alle ultime elezioni comunali e assiduo commentatore su queste pagine, Marco Corengia, lancia la sua proposta.

A modest proposal
Per dirla con ComoZero, quella del 2023 a Como stiamo imparando a chiamarla “l’estate dei bagni proibiti”. In una città assolutamente affascinata dal mito della repressione, la politica sembra fare a gara nell’ipotizzare forme di controllo sempre più performanti. Ma perché non capovolgere il quadro e immaginare soluzioni più coraggiose da contrapporre a transenne, fischietti e polizia a cavallo? Partiamo dal dato di fatto più evidente: non c’è divieto che tenga; a costo di rischiare, chi viene a Como vuole fare il bagno nel lago.
E allora perché l’amministrazione comunale non si impegna a trovare un’area balneabile facendosi carico della sicurezza del servizio? Un investimento sostenibile (ad esempio) con parte delle entrate legate alla tassa di soggiorno.

Dove? Su quella porzione di lago attigua all’area (già balneabile!) del Lido di Villa Olmo che si estende fino alla gradinata di ormeggio delle barche gestita dalla CSU. Barche a cui verrebbe garantita l’uscita a lago attraverso un corridoio di boe. Un’area che vedrebbe nei giardini di Villa Olmo un continuum tra acqua, spiaggia e prato. Di accesso libero e gratuito e sorvegliata da un bagnino stipendiato (forse 3 mesi l’anno? Sai che spesa) dal Comune.

Come detto, prendiamo la cosa per quella che è: un’idea corredata da scarabocchio fatto con paint, nulla che vada oltre. Ma chissà se qualcuno più attrezzato e con più competenze possa dirci se sia effettivamente praticabile o meno. Aspettiamo i vostri contributi: redazionecomozero@gmail.com o la pagina dei contatti

Intanto un primo assenso è arrivato da Matteo Introzzi, segretario del Circolo Pd Como-Convalle:

Dopo le aberranti esternazioni del Sindaco (che è anche l’Autorità di Pubblica Sicurezza e quindi ha il dovere di garantire la salute di tutti) mi sento di dire che la sola repressione e il solo controllo capillare non basta (il riferimento è a quanto riportato oggi da La Provincia: “Rapinese commenta i morti nel lago: «Se non sanno nuotare la responsabilità è loro, i comaschi invece conoscono i rischi», Ndr). Bisogna, a mio modesto modo di vedere, che si riscopra il rapporto Città-Lago non solo come accessorio per attrarre turisti da spennare ma come elemento chiave valorizzato e da restituire alla Città e ai suoi cittadini, da offrire come valore aggiunto ai visitatori, da rendere parte integrante dell’offerta attrattiva. Che dia un senso anche ai giusti ed ingenti investimenti fatti per rendere balneabili le nostre acque.

Per questo motivo condivido appieno la proposta di Marco Corengia Una “spiaggia” libera gestita dal Comune che renda fruibile il lago in sicurezza consentirebbe di rendere in modo efficace anche la richiesta di non bagnarsi in acque oggettivamente pericolose come quelle antistanti la foce del Cosia o viale Geno. Spero che almeno questa volta il Sindaco abbia la lungimiranza e l’umiltà di aprire un tavolo di confronto con le opposizioni, i cittadini, le associazioni. La stagione 2023 oramai è quasi acqua passata, ma ci sono tutte le condizioni per fare un estate 2024 con il lago finalmente tornato ai comaschi e ai loro ospiti.
Just my two cents,
Matteo.

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