Il blocco dei ristorni, come prevedibile, sta generando reazioni e polemiche. Tra queste c’è chi se la prende tanto con la Lombardi che con il Canton Ticino.
“Oggi Regione Lombardia e Canton Ticino condividono una cosa in più: un’imbarazzante improvvisazione politica. Purtroppo, devo constatare con rammarico che gli amici ticinesi sono riusciti nell’impresa di fare persino peggio della Regione Lombardia.”
Così interviene Jonny Crosio, Vice Segretario Federale del partito Patto per il Nord e già Senatore della Repubblica, commentando la decisione del Consiglio di Stato ticinese di procedere a un blocco “cautelativo” dei ristorni dei frontalieri in risposta all’ipotesi di una tassa sulla salute prevista dall’Italia.
“Per il Governo Lombardo, al momento, l’intenzione di imporre ai ‘vecchi’ frontalieri la tassa della salute resta una velleità sulla carta”, spiega Crosio. “Non essendo ancora stata applicata, non si è verificata alcuna violazione della Costituzione né alcuna modifica unilaterale degli accordi internazionali. Al contrario, il Governo Ticinese, con il blocco dei ristorni, compie un pericoloso atto arbitrario e concreto, che di fatto fa passare Bellinzona dalla parte del torto, violando patti già sottoscritti.”
Il Vice Segretario del Patto per il Nord pone poi l’accento sul clamoroso controsenso politico che si cela dietro la manovra del Cantone: “Siamo di fronte a un’azione di Governo che ha contorni a dir poco ironici. La risposta ticinese è infatti paradossale: per contrastare una misura italiana che, se mai entrerà in vigore, andrebbe a ridurre il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri, il Governo ticinese cosa fa? Blocca i ristorni. In sintesi, protestano contro una tassa che potrebbe persino favorire i lavoratori ticinesi residenti, che da anni denunciano la pressione salariale. Un vero e proprio cortocircuito logico e politico.”
“Resta l’amara constatazione che i rapporti transfrontalieri non possono essere gestiti a colpi di ripicche e rappresaglie,” conclude Crosio. “I nostri Comuni di confine, che fanno affidamento vitale sui ristorni per erogare servizi ai cittadini, e i lavoratori frontalieri stessi, non possono essere usati come ostaggi o come merce di scambio in una gara a chi la spara più grossa. È imperativo che si torni immediatamente sui binari del diritto internazionale e del buonsenso: la politica degli annunci e dei dispetti danneggia solo ed esclusivamente i territori.”