Un tema di attualità e, spesso al centro delle polemiche, è quello dell’aumento vertiginoso dei prezzi che si riscontrano quando ci si siede ai tavolini di un bar: un fenomeno che è in continua crescita soprattutto negli ultimi mesi.
Aveva fatto scalpore un episodio, che vi abbiamo raccontato circa un mese fa, in cui un cliente affezionato di un locale sul lungolago aveva deciso di non rimetterci più piede dopo aver pagato 2 euro per una tazzina di caffè.
Como, la lettera: “Perché resto basito per quel caffè al tavolino pagato 2 euro. Lì non andrò più”
Le cause che si possono individuare per questa situazione sono molteplici: rincaro bollette, aumento dei costi delle materie prime e bilanci in rosso a causa della pandemia.
Di questo e altro abbiamo parlato con Davide De Ascentis, consigliere del Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi della ConfCommercio di Como) e titolare del noto bar di piazza Volta Krudo: “Il fattore che sta incidendo più di tutti è l’aumento delle bollette – sottolinea – siamo passati dal pagare 1200/1500 euro a 3000 euro al mese. Inoltre, su alcuni prodotti, c’è stato un rincaro di circa il 10%, come la Coca Cola, l’Aperol e molti altri”.
La situazione però, almeno a Como, sembra essere ancora sotto controllo: “Dico sempre che viviamo su un’isola felice, perché grazie al turismo ci siamo potuti permettere di aumentare i prezzi, senza esagerare. Siamo in una città in cui i cittadini stanno generalmente bene e la capacità di spesa di ognuno è rimasta invariata. Inoltre, grazie alla stagione turistica e ai grandi afflussi di turisti, la questione dei rincari, per il momento, non si è ancora fatta sentire pesantemente. Bisognerà vedere però quale sarà l’impatto quando arriverà l’inverno”.
Pur constatando un cauto ottimismo, per fronteggiare tutte le spese, qualche modifica alle cifre riportate sui menù è stata fatta: “C’è stato un aumento generale, c’è chi ha ritoccato poco e chi ha esagerato – spiega De Ascentis – noi abbiamo alzato il cocktail base di 1 euro, tutto il resto è rimasto invariato”.

Dei cambiamenti che però non hanno portato ad alcuna lamentela da parte della clientela, anzi: “C’è un consumo folle nei bar – racconta il titolare del Krudo – e facciamo fatica a rifornirci di quei prodotti che solitamente, durante gli anni passati, avanzavamo a fine stagione. La gente forse, anche se non potrebbe, ha proprio voglia, dopo tutto quello che è successo, di godersi dei bei momenti di svago con un bicchiere di vino in mano. Non trovo altra spiegazione altrimenti per questo consumo. Addirittura grandi colossi, come la Campari, hanno terminato il gin e altri prodotti da aprile”.
Emerge poi il famoso episodio del caffè che aveva fatto gridare allo scandalo: “E’ un prodotto molto marginale per un bar: con un chilogrammo di polvere fai circa 170 tazzine. Il problema è che quando fai 100 caffè ti servono due dipendenti, che ti costano circa 200 euro. Facendo due conti, l’attività, se il prezzo rimane a 1 euro a tazzina, non ha guadagnato niente. Al Krudo abbiamo così deciso di farlo pagare 1 euro al banco e 2 al tavolo. Così il cliente abituale paga sempre lo stesso prezzo. Poi ogni attività è libera di fare il suo listino. Come in tutti i lavori c’è chi se ne approfitta e chi no”.
“Sono dell’idea che noi baristi, a prescindere da cosa il cliente acquisti, non vendiamo un prodotto ma un servizio – prosegue De Ascentis – infatti noi paghiamo il 10% di Iva e non il 22% come gli altri commercianti. A prescindere dal fatto che pago uno spritz 5 o 8 euro, l’importante credo sia la professionalità e la gentilezza dei dipendenti”.
Infine, anche la pandemia ha dato non pochi problemi: “Abbiamo passato mesi veramente pesanti in cui non abbiamo guadagnato niente a causa del Covid, però quest’anno sta andando molto bene. Ci vorranno comunque altri tre anni per recuperare tutto quello che abbiamo perso”.
