Nei giorni di caldo estremo torna al centro del confronto la questione patrimonio arboreo, essenziale per contenere le temperature nelle città. Nello specifico la quantità di alberi ogni 100 abitanti. Secondo quanto rivela la storica esponente dei Verdi comaschi e lombardi, Elisabetta Patelli, la situazione di Como sarebbe pessima. Ecco una Nota diffusa stamani:
I dati Istat più recenti sul patrimonio arboreo urbano restituiscono un quadro estremamente preoccupante per la città di Como. Nella classifica dei principali comuni italiani relativa al numero di alberi ogni 100 abitanti, Como si colloca soltanto al 79° posto su 99, con appena 10 alberi ogni 100 residenti, . E’ l’ultimo censimento ISTAT che ancora non tiene conto deli recenti abbattimenti che quasi certamente ci faranno scivolare in coda.
Il confronto con il resto del Paese è già impietoso. La media nazionale è infatti di 24,4 alberi ogni 100 abitanti: Como si ferma a meno della metà. Ancora più significativo è il confronto con le altre città lombarde. Il capoluogo lariano risulta infatti la realtà peggiore della regione insieme a Milano.
Milano però è una metropoli di oltre un milione di abitanti, caratterizzata da una densità edilizia e da una pressione urbanistica straordinarie, fattori che inevitabilmente penalizzano il rapporto tra alberi e popolazione. Como, con poco più di 80.000 abitanti, non presenta né le dimensioni né i vincoli di una grande area metropolitana e dovrebbe quindi poter garantire una presenza di verde urbano decisamente superiore.
Il confronto con le altre città lombarde rende evidente quanto il ritardo sia frutto di precise scelte amministrative. Varese supera i 57 alberi ogni 100 abitanti, Mantova sfiora i 50, Cremona supera i 40 e Bergamo raggiunge oltre 33 alberi ogni 100 residenti. Como si ferma invece a 10, oltre cinque volte meno delle città più virtuose della regione.
Questi numeri sono il risultato di politiche urbanistiche che per troppo tempo hanno considerato il verde come un elemento accessorio anziché come una vera infrastruttura pubblica, indispensabile per affrontare la crisi climatica, migliorare la qualità dell’aria, ridurre le isole di calore, assorbire l’acqua piovana e tutelare la salute dei cittadini. E i piu’ fragili sono i piu’ esposti.
Le temperature eccezionali che stanno colpendo il nostro Paese non sono più un evento straordinario. Sono una delle conseguenze più evidenti della crisi climatica e, secondo tutte le previsioni scientifiche, ondate di calore sempre più frequenti, intense e prolungate accompagneranno il futuro delle nostre città.
In questo scenario, sorprende e preoccupa che a Como si continui ad operare come se nulla stesse cambiando: mentre molte citta’ europee e italiane stanno cambiando rotta, la nostra città continua troppo spesso a muoversi nella direzione opposta: si plastificano parchi e giardini, si riducono aree verdi, si tagliano alberi, si cementificano aiuole (allegate foto), non si ampliano i tondelli angusti nè si decompatta il terreno compresso. E si considera il verde come un elemento decorativo invece di concepirlo come una vera infrastruttura climatica.
Chiediamo che il Comune di Como avvii un vero Piano cittadino di depavimentazione e rinaturalizzazione urbana, individuando le superfici inutilmente asfaltate o cementificate da restituire al terreno permeabile e al verde. Non servono soltanto grandi opere: si può intervenire da subito ampliando le aiuole esistenti, liberando le basi degli alberi dal cemento, allargando i tondelli delle piante e decompattando il terreno, sostituendo le superfici impermeabili con materiali drenanti, aumentando le alberature, rinaturalizzando parcheggi, piazze e spazi.
L’adattamento climatico deve diventare una priorità concreta dell’azione amministrativa.