Ha innescato un notevole dibattito la proposta dell’architetto Attilio Terragni di togliere dalla denominazione ufficiale della Casa del Fascio il prefisso ex (qui l’articolo, qui il sostegno incassato dall’assessore di Fratelli d’Italia Marco Butti).
Sul profilo Facebook dell’architetto – che, nemmeno troppo per inciso, è nipote del maestro Giuseppe Terragni – l’articolo rilanciato ha suscitato decine di commenti, per la maggioranza favorevoli al nome del capolavoro razionalista “duro e puro”. Come noto, a rilanciare la discussione è stato anche l’Ordine degli Architetti di Como che nell’invito ufficiale alla celebrazione del 60esimo anno dalla fondazione – con una bella Casa del Fascio stampata – ha comunque aggiunto quell’ “ex” pomo della discordia.
Oggi, a schierarsi nettamente contro ogni ipotesi di revisionismo scende in campo – partendo da sinistra – Emilio Russo, già consigliere del Pci, segretario del successivo Pds e ora coordinatore provinciale di Articolo 1-Mdp.
“Trovo che, al di là del merito, la proposta sia strumentale e segnali il tentativo di “sdoganare” il regime fascista agganciandosi a un clima politico e alla deriva nazionalista-populista-sovranista di una parte dell’opinione pubblica – dice Russo – Dice niente l’idea balzana della Mussolini di denunciare chi “insulta” il nonno?”.
Liquidato con velenoso sarcasmo l’appoggio dell’assessore Marco Butti a Terragni con un “temo che “l’assessore” vorrebbe anche riportarci il Partito Nazionale Fascista”, Russo prosegue con toni duri.
“Personalmente, non credo che il cuore dell’opposizione oggi possa “l’antifascismo” – afferma – ma a maggior ragione sono convinto che l’idea di rivalutare il fascismo per sostenere le politiche devastanti di questo governo sia una follia da respingere con decisione. E poi, allora, perché non ribattezzare anche Piazza del popolo come “Piazza dell’impero”? Prima o poi l’idea di invadere qualche Paese africano dovrà pur venire a Selfini“.