Il Comune di Como ha deciso di agire per vie legali contro l’assemblea dei sindaci della provincia (con cui i rapporti non sono mai stati idilliaci). Obiettivo, secondo Palazzo Cernezzi, recuperare le risorse economiche destinate al supporto delle famiglie più vulnerabili che sarebbero state molto ridotte in maniera illegittima.
L’amministrazione Rapinese ha impugnato davanti al Tar della Lombardia la recente delibera assembleare del Piano di Zona dell’Ambito Territoriale. Al centro della disputa vi è la ripartizione dei fondi statali del “Fondo Povertà – Quota Servizi 2024”, una risorsa cruciale per il finanziamento dei servizi sociali locali.
Il motivo dello scontro: l’applicazione parziale dei criteri ministeriali
La controversia nasce da una decisione presa lo scorso 15 maggio 2026 dall’Assemblea dei Sindaci, che ha approvato una formula di distribuzione dei fondi ritenuta illegittima da Palazzo Cernezzi. Secondo i tecnici e i legali del Comune, l’Assemblea ha applicato solo parzialmente alcuni criteri stabiliti direttamente dal Ministero, oltrepassando i confini dei propri poteri decisionali. Tra l’altro, i parametri ministeriali avrebbero – sempre secondo il Comune di Como – un carattere obbligatorio e dovrebbero dunque essere recepiti nella loro interezza.
Durante la discussione in Assemblea, i rappresentanti di Como avevano cercato di far valere questa posizione, evidenziando come una modifica arbitraria delle linee guida nazionali fosse priva di fondamento giuridico. Nonostante il richiamo all’ordine, il provvedimento è stato approvato, costringendo l’ente a muoversi per canali giudiziari d’urgenza.
A conti fatti, però, le obiezioni del Comune di Como non sarebbero state accolte e l’applicazione parziale delle regole ministeriali si sarebbe concretamente tradotta in un danno economico diretto per le casse di Palazzo Cernezzi, con una riduzione drastica dei fondi reali per l’assistenza alle fasce deboli.
Quali Comuni subiscono i tagli alle risorse
Inoltre, le conseguenze pratiche di questa ripartizione non avrebbero colpito solo il capoluogo: la scelta dell’Assemblea avrebbe determinato infatti una significativa decurtazione delle risorse finanziarie destinate ai servizi sociali anche per i Comuni di Tavernerio e Carate Urio. E dunque, ecco che l’intervento del Tar è diventato un passaggio inevitabile.
La macchina legale è già avviata
Il Segretario Generale del Comune di Como ha già ricevuto il mandato formale per affidare l’incarico di assistenza e difesa legale all’Avvocatura del Comune di Como. Ora l’obiettivo prioritario della Giunta Rapinese resta quello di sospendere l’efficacia della delibera contestata e ripristinare i criteri nazionali ufficiali, garantendo che ogni singolo euro stanziato per il Fondo Povertà arrivi regolarmente alle comunità locali per supportare chi ha più bisogno.