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Ciliegi di via XX Settembre, ennesima sconfitta di Rapinese: “Quanti soldi spenderà ancora?”

Ennesima clamorosa sconfitta del sindaco Alessandro Rapinese nell’infinita contesa sui ciliegi storici di via XX Settembre a Como. Nel pervicace tentativo di abbattere a tutti i costi le piante, il Comune aveva impugnato il parere della Soprintendenza che di fatto aveva salvato le piante dichiarandone il valore storico e paesaggistico. Ebbene, questa mattina è arrivato il verdetto e ancora una volta l’amministrazione ha dovuto incassare.

Esulta ovviamente il Comitato che ha diffuso una nota che pubblichiamo di seguito.

Dichiara l’Avv. Teresa Minniti: “Quarta batosta giudiziaria in cinque mesi. La pervicace guerra del sindaco contro i suoi cittadini non si è fermata nemmeno dopo la terza sospensiva consecutiva con cui il TAR ha stabilito che i ciliegi di via XX non vadano abbattuti. L’ha impugnata ancora. E ha perso di nuovo.

Quanti soldi pubblici e quante energie dovranno ancora essere sprecati prima di mettere fine a questa ossessione? Ancora una volta, Rapinese ha trascinato la città in uno scontro che i cittadini sono stanchi di subire. Si fermi prima che il conto diventi ancora più pesante.”

Dichiara Giorgia Merlini: “Cinque mesi di tempo, energie e risorse per difendere i ciliegi di Via XX Settembre e per la quarta volta i fatti ci danno ragione. Quattro sconfitte giudiziarie, una in fila all’altra, che rispediscono al mittente l’incomprensibile scelta di Rapinese di ignorare la voce dei comaschi, della Regione e della Soprintendenza, spendendo soldi pubblici per perseguire una battaglia personale contro il bello che la città non gli ha mai chiesto.

Ringraziamo tutte le persone coinvolte in questa vicenda e in particolare l’avvocato Forgione, con la speranza di chiudere presto questa storia che, ricordiamo, proprio per la sconcertante ostinazione del nostro sindaco, non è ancora giunta al termine.”

Dichiara Sergio Gaddi: “L’intera vicenda dei ciliegi e il surreale profilo giudiziario voluto dal sindaco da oltre cinque mesi e costellato di sconfitte, sono l’emblema della totale inadeguatezza di Rapinese nel suo ruolo pubblico, sotto ogni profilo. Menzogna, arroganza, ignoranza e superficialità sono le sue armi spuntate. Ma quello che spaventa non sono le sue ridicole minacce, ma la sua ossessiva guerra alla bellezza, alla cultura e al sentimento dei cittadini.”

 

 

 

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