L’eterno flop da 9 milioni di euro – leggasi tentativi di vendita da 15 anni dell’ex orfanotrofio di proprietà comunale (nella foto) – ha fatto scuola. E la giunta Rapinese, nel tentativo di evitare altre dismissioni di immobili finite senza acquirenti, tenta una mossa nuova: un accordo strutturale tra Comune di Como e Consiglio Nazionale del Notariato per la gestione delle procedure d’asta relative all’alienazione del patrimonio immobiliare. In particolare, partendo esattamente dal già citato ex orfanotrofio, di tutti quegli immobili inseriti ogni anno nel Piano delle Alienazioni e delle Valorizzazioni.
Il motivo, già intuibile, è stato messo anche nero su bianco: “Non è infrequente che le aste per l’alienazione del patrimonio immobiliare vadano deserte, nonostante la pubblicazione su quotidiani di tiratura nazionale”, per cui “è necessario valutare l’utilizzo di strumenti, anche tecnologici, che assicurino una maggiore diffusione dei bandi indetti e che, parimenti, comportino una razionalizzazione delle risorse umane ed economiche impiegate nelle procedure di alienazione”.
E quindi ecco la decisione della giunta Rapinese: affidarsi al Consiglio Nazionale del Notariato che “tramite proprie strutture specializzate di coordinamento, attua procedure di vendita sicure e uniformi, consentendo la tutela dei pubblici interessi e la specifica soluzione delle connesse problematiche giuridiche, parimenti garantendo certezza giuridica e trasparenza”.
Ma non solo, perché il servizio verrà erogato dal Consiglio Nazionale del Notariato senza costi aggiuntivi per il Comune, in quanto i costi di procedura per la partecipazione all’asta saranno addebitati integralmente al soggetto aggiudicatario. E qualora l’asta andasse deserta, non verranno addebitati costi di procedura. Sarà la volta buona per scongiurare le aste deserte di Palazzo Cernezzi?