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Como, il nuovo stadio per Suwarso: “10 ristoranti vista lago e turismo”. Poi “Disneyland” e il “Rustico italiano” (Video)

Il progetto per lo stadio? “Il nostro piano è di convertirlo effettivamente in una struttura polifunzionale per il turismo. Quindi dovrebbe avere circa 10 ristoranti lì, ma tutti con vista sul lago”.

Queste le parole del presidente del Como 1907 Mirwan Suwarso che, in una puntata dell’Athletic FC Podcast, il podcast di punta della testata di giornalismo sportivo americana (ma trapiantata in Gran Bretagna, trovate il video completo in fondo all’articolo) The Athletic del 14 novembre scorso – che non ha avuto finora il giusto spazio sui media locali, noi compresi – è tornato a parlare anche del progetto stadio, oltre che della visione complessiva dell’ “operazione Como” intrapresa dalla famiglia Hartono di cui, inutile negarlo, il calcio è solo una piccola parte (qui tutti gli articoli sul Sinigaglia).

Che la squadra guidata da Cesc Fabregas sia solo un tassello di un’operazione commerciale più complessa, infatti, non è una novità e Suwarso è tornato a ribadirlo chiaramente rispondendo alla domanda del presentatore Ayo Akinwolere che, ricordando il “modello Disneyland” di cui si era già parlato in passato a proposito del Como, gli ha chiesto dove si colloca il successo calcistico all’interno di questo organigramma: “Per noi il marchio è Como. Quindi ecco cos’è la Disney. E poi il club di calcio è la divisione dei parchi a tema, ovvero Disneyland – è stata la risposta del presidente – quindi Disneyland deve essere divertente. Allo stesso modo, la squadra di calcio deve essere divertente da guardare. Deve quindi essere emozionante. Vincere aiuta, ma bisogna proporre un gioco attraente; tuttavia, anche vincere è importante”.

Impossibile, a questo punto, non parlare del progetto di riqualificazione dello stadio definito da Akinwolere “datato, iconico, parte integrante della città, specialmente per la sua posizione all’interno della città stessa” con il rischio di imbarcarsi in un’operazione molto costosa e complessa dal punto di vista burocratico: “Il Comune è stato estremamente disponibile con noi – è stata la risposta di Suwarso prima di ricordare che la società è riuscita a fare interventi migliorativi che hanno portato la capienza da 5mila agli attuali 12mila posti, con obiettivo 15mila, senza aumentare il costo dei biglietti in Curva ma puntando su un altissimo livello di hospitality vip – per la Curva dove siedono i tifosi storici, i tifosi più caldi, i biglietti sono rimasti agli stessi prezzi di quando erano in terza divisione; credo siano tra i 12 e i 25 euro, dipende da dove ti trovi, ma in tribuna centrale il biglietto più caro costa 2.000 dollari (si riferisce presumibilmente all’abbonamento annuale ai Palchi con supera i 3mila euro, Ndr). Quindi c’è molta differenza. E inoltre, sì, non possiamo avere un servizio di ospitalità per il giorno della partita come quello che potreste immaginare, ma penso che il nostro sia migliore perché abbiamo affittato quattro ville proprio dietro lo stadio”.

E poi il punto caldo, ovvero quello che riguarda, come ovvia conseguenza, la necessità di rendere economicamente sostenibile l’operazione con attività in grado di produrre entrate 365 giorni l’anno: “Siamo vicini a Milano e siamo anche consapevoli che il 40% delle nostre entrate proviene dall’estero, dai turisti – ha detto il presidente del Como – il nostro piano è di convertirlo (lo stadio, Ndr) effettivamente in una struttura polifunzionale per il turismo. Quindi dovrebbe avere circa 10 ristoranti, ma tutti con vista sul lago, perché come sai il nostro stadio è proprio sul lago. E non ci sono altri ristoranti sul lago in quella zona della città, quindi per noi ha senso trasformarlo in un hub turistico”.

Uno stadio dove, più che per assistere a una partita, vai per vivere una experience, come è di moda dire adesso: “Un po’ come lo stadio Hill Dickinson dell’Everton, ma forse con uno scenario migliore”, come l’ha definito il co-conduttore Matt Slater, prima di chiedere: “Ma comunque, il calcio a Como riguarda molto lo stadio, non è vero? Mi sembra che lo stadio sia incredibilmente importante per il vostro business”.

No, no, non credo, (sia) lo stadio, a causa del limite della capienza. E’ l’esperienza stessa di andarci – ha risposto Suwarso – è l’unico posto dove puoi effettivamente farti un drink in riva al lago tre minuti prima di entrare alla partita. Ed è un lago bellissimo, diciamolo. E noi puntiamo sull’esperienza premium. Ecco perché l’esperienza del giorno della partita vendiamo i nostri palchi a circa 375 euro l’uno. E cerchiamo di renderlo molto in stile ‘rustico italiano’ piuttosto che moderno, perché se vieni in Italia vuoi un’esperienza italiana autentica, non vuoi un’esperienza che scimmiotta Las Vegas. Quindi vogliamo renderlo molto, molto rustico. Ogni giorno di partita, quando arrivi, il cibo proverrà dalle zone dei nostri avversari. Quindi è quasi come un mini tour dell’Italia. Questo è il tipo di cose che cerchiamo di fare. Ma detto questo, il mio obiettivo è assicurarmi che le entrate extra-calcistiche eguaglino, se non superino, quelle delle operazioni puramente calcistiche”.

Qui la trascrizione della parte dell’intervista che riguarda lo stadio (dal minuto 17:14, il video completo, come dicevamo, è in fondo all’articolo):

Credo di aver letto da qualche parte che vedi il modello Como un po’ come Disneyland, per esempio. Quindi, quando si parla di successo calcistico, dove si colloca all’interno di quell’organigramma in stile Disneyland, per così dire?
Beh, sì. Lo dico in questo modo perché per noi il marchio è Como. Quindi ecco cos’è la Disney. E poi il club di calcio è la divisione dei parchi a tema, ovvero Disneyland. Quindi Disneyland deve essere divertente. Allo stesso modo, la squadra di calcio deve essere divertente da guardare. Deve quindi essere emozionante. Vincere aiuta, ma bisogna proporre un gioco attraente; tuttavia, anche vincere è importante.

Sì. E allora, se quella “Disneyland” deve essere attraente, questo mi porta alla domanda sullo stadio. Parlaci della riqualificazione di questo spazio, perché è datato, è iconico, parte integrante della città, specialmente per la sua posizione all’interno della città stessa. Come sono i rapporti con le autorità locali? Perché spesso abbiamo parlato con dei giornalisti che dicevano quanto sia complicato provare a costruire in Italia, per esempio, perché ci sono così tante leggi e alcuni di questi spazi sono davvero datati e si finirebbe per dover investire un sacco di soldi per portarli a norma, come magari si potrebbe vedere per uno stadio come quello del Brentford, ad esempio, nella Premier League.
Direi di sì e no, perché il Comune è stato estremamente disponibile con noi. Quando abbiamo rilevato il club la capacità dello stadio era di soli 5.000 posti. Non che abbiamo ricostruito niente, ma gran parte dell’area dello stadio era inagibile. Non era permesso usarla. Quindi, nel corso degli anni, abbiamo effettuato rinforzi alle strutture e ristrutturazioni. Ora la capienza è di 12.000 posti. Ecco perché l’anno scorso avevi detto 10.000. Era corretto, perché l’anno scorso ci era permesso averne solo 10.000. Quest’anno abbiamo aggiunto altri 2.000 posti. Ora siamo a 12.000. Ora, dove dobbiamo arrivare se vogliamo continuare a crescere? Non credo che a Como si possa andare oltre i 17.000. Forse 15.000, perché è una città di 85.000 abitanti. Siamo vicini a Milano e siamo anche consapevoli che il 40% delle nostre entrate proviene dall’estero, dai turisti. E’ abbastanza? Penso di sì. Dobbiamo cambiare molto? Possiamo adeguarci a qualunque requisito ci venga dato. Non ho avuto alcun problema con ciò che il Comune ci ha comunicato su cosa possiamo e non possiamo fare. E credo che stiamo procedendo piuttosto bene con loro. Quindi, da un lato, come dicevo per la Curva dove siedono i tifosi storici, i tifosi più caldi, i loro biglietti sono rimasti agli stessi prezzi di quando erano in terza divisione; credo siano tra i 12 e i 25 euro, dipende da dove ti trovi, ma in tribuna centrale il biglietto più caro costa 2.000 dollari. Quindi c’è molta differenza. E inoltre, sì, non possiamo avere un servizio di ospitalità per il giorno della partita come quello che potreste immaginare, ma penso che il nostro sia migliore perché abbiamo affittato quattro ville proprio dietro lo stadio. Quindi l’ospitalità pre-partita è nelle ville. Così puoi stare in riva al lago, berti il tuo caffè, farti una sigaretta se vuoi — perché molti lo fanno — in una villa sul lago, per poi venire alla partita e tornarci dopo l’incontro.

Dall’altro lato, se non sei in grado di generare così tanto durante i giorni delle partite, lo stadio diventa allora uno spazio per attività tutto l’anno, uno spazio progettato per entrate continue tutto l’anno?
Il nostro piano è di convertirlo effettivamente in una struttura polifunzionale per il turismo. Quindi dovrebbe avere circa 10 ristoranti, ma tutti con vista sul lago, perché come sai il nostro stadio è proprio sul lago. E non ci sono altri ristoranti sul lago in quella zona della città. Quindi per noi ha senso trasformarlo in un hub turistico.

Penso sia un’idea affascinante. Ho parlato con molti proprietari stranieri in Italia e tutti mi dicono quanto sia difficile costruire. Solo per provare a delineare un quadro, sai, perché credo che tutti correranno subito su Google a cercare il vostro stadio, è famoso. È proprio lì sull’acqua. Un po’ come lo stadio Hill Dickinson dell’Everton, ma forse con uno scenario migliore. Ci sono altri campi, ce ne sono molti vicino all’acqua. Descrivici com’è vedere una partita, perché penso che, se non è l’unico “punto di forza esclusivo” (USP), dev’essere uno dei principali, giusto? Non credo si possa avere più di un USP. Ma comunque, il calcio a Como riguarda molto lo stadio, non è vero? Mi sembra che lo stadio sia incredibilmente importante per il vostro business.
No, no, non credo, (sia) lo stadio, a causa del limite della capienza. E’ l’esperienza stessa di andarci.

È un po’ quello che intendevo, l’esperienza di andarci.
Sì. Quindi l’esperienza riguarda anche l’esterno e l’arrivo. È l’unico posto dove puoi effettivamente farti un drink in riva al lago 3 minuti prima di entrare alla partita, giusto? Ed è un lago bellissimo, diciamolo. E noi puntiamo sull’esperienza “premium”. Ecco perché l’esperienza del giorno della partita, vendiamo i nostri palchi a circa 375 euro l’uno. E cerchiamo di renderlo molto in stile “rustico italiano” piuttosto che moderno, perché se vieni in Italia vuoi un’esperienza italiana autentica, non vuoi un’esperienza che scimmiotta Las Vegas. Quindi vogliamo renderlo molto, molto rustico. Ogni giorno di partita, quando arrivi, il cibo proverrà dalle zone dei nostri avversari. Quindi è quasi come un mini tour dell’Italia. Questo è il tipo di cose che cerchiamo di fare. Ma detto questo, il mio obiettivo è assicurarmi che le entrate extra-calcistiche eguaglino, se non superino, quelle delle operazioni puramente calcistiche. Ecco perché la nostra divisione retail è una di quelle che cresce più velocemente. Abbiamo anche il settore digitale dei biglietti e anche l’analisi dei dati è un business in rapida crescita per noi. E poi abbiamo altri settori commerciali come i trasporti e tutto il resto: stiamo spingendo su tutti i fronti per assicurarci di non dipendere da un unico flusso di entrate aziendali.

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