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Melavì (FB)
Attualità

Lombardia, il baratro della liquidazione per il colosso delle mele

Era il 2013 quando nel cuore della provincia di Sondrio prendeva vita una nuova speranza per l’agricoltura locale: Melavì. Oggi, quel sogno di cooperazione sembra giunto alle sue battute finali. La società, nata dalla fusione di tre storiche realtà melicole del territorio — Ponte, Villa di Tirano e Tovo Sant’Agata — si appresta ad affrontare le fasi cruciali del suo scioglimento.

L’obiettivo originario di Melavì era ambizioso: proporsi come unico soggetto gestore del comparto melicolo valtellinese le cui radici storiche affondavano addirittura negli anni Cinquanta.

Il momento della verità era fissato per le ore passate quando i soci si sono riuniti in un’assemblea decisiva per individuare le figure professionali a cui affidare ufficialmente la liquidazione della società. Due i liquidatori individuati.

Il percorso giudiziario vedrà un passaggio fondamentale il prossimo 19 febbraio, data in cui il Tribunale sarà chiamato a pronunciarsi in merito al Piano di concordato semplificato presentato dalla cooperativa. Se la proposta verrà accettata, la procedura sarà gestita da professionisti locali sotto la stretta vigilanza del Tribunale stesso.

I numeri descrivono una crisi produttiva senza precedenti:

  • Stagione 2013-2014: I volumi gestiti si attestavano su circa 270-280 mila quintali.

  • Ultime due stagioni: Il conferimento è crollato drasticamente, stabilizzandosi tra i 50 e i 60 mila quintali.

Il colpo di grazia è arrivato nel periodo post-Covid. La crisi energetica e finanziaria del biennio 2022-2023 ha generato incrementi insostenibili nei costi dei fattori produttivi, in particolare per quanto riguarda l’energia elettrica (fondamentale per le celle frigorifere), gli imballaggi e la logistica.

Questi rincari hanno scardinato i già precari equilibri finanziari di Melavì, appesantiti da una delicata situazione debitoria nei confronti degli istituti di credito. A partire dal marzo 2024, la cooperativa ha tentato la strada della composizione negoziata della crisi d’impresa, una procedura obbligata per proteggere il patrimonio sociale dalle aggressioni dei creditori e cercare di dismettere gli asset non più funzionali.

Nonostante i dodici mesi previsti dalla normativa per trovare una soluzione stabile, la procedura di composizione negoziata si è conclusa senza esito positivo, a causa della difficoltà nel valorizzare gli asset in esubero. Per evitare la parcellizzazione e la perdita totale del patrimonio sociale, la dirigenza ha dunque intrapreso l’unica via legale rimasta: la proposta di un Piano di concordato semplificato, nel tentativo di gestire la chiusura in modo ordinato e tutelare, per quanto possibile, la storia dell’agricoltura valtellinese.

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