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“Detrazioni fiscali sui figli solo se si risiede in Svizzera: 20miliardi all’anno”. Proposta anti frontalieri

Ormai da tempo si parla, oltreconfine, di un possibile blocco dei ristorni per le note vicende legate alla futura applicazione della famigerata tassa sulla salute.

E sulla possibilità e le strategie messe in essere dalla politica ticinese per arrivare a recuperare risorse, arriva anche un’altra proposta che vede sempre nel mirino i frontalieri o quanti non risiedono oltreconfine.

A formularla è l’UDC Ticino che – a dire il vero – ripropone una iniziativa (sempre loro) in ballo fin dal 2018: ovvero far si che le deduzioni sociali per figli siano concesse solo se i figli risiedono in Svizzera. Fatto che potrebbe portare circa 20 milioni di franchi all’anno di entrate aggiuntive per il Cantone.

Ecco nel dettaglio quanto sostiene l’UDC Ticino:

Il Consiglio di Stato alimenta aspettative riguardo al blocco dei ristorni, senza però presentare una strategia credibile. L’UDC Ticino chiede di portare all’ordine del giorno del Gran Consiglio l’iniziativa elaborata 507, redatta da Paolo Pamini e depositata nel 2018, che introduce una regola semplice: le deduzioni sociali per figli sono concesse solo se i figli risiedono in Svizzera. L’IE 507 può portare circa 20 milioni di franchi all’anno di entrate aggiuntive per il Cantone.

Sul prospettato blocco dei ristorni, il Consiglio di Stato — o singoli suoi membri — hanno alimentato aspettative senza presentare finora una posizione ufficiale chiara, una strategia credibile e una via giuridicamente praticabile.

Anche sul contributo italiano alla salute il quadro merita chiarezza. Se le Regioni italiane di confine applicassero effettivamente la tassa sulla salute ai frontalieri — misura che auspichiamo — ciò avrebbe anche un effetto positivo per il mercato del lavoro ticinese. Sarebbe infatti una forma concreta di azione antidumping: se i frontalieri dovranno sostenere un costo supplementare per lavorare in Svizzera, saranno meno incentivati ad accettare salari bassi, riducendo così la concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori residenti in Ticino.

La risposta del Consiglio federale all’interpellanza 26.3205, depositata da Lorenzo Quadri, del 21 maggio 2026, è inequivocabile: niente tagli unilaterali, niente deduzioni dai ristorni. Una conferma di quanto la Deputazione ticinese alle Camere federali aveva già segnalato: quella strada era politicamente vigorosa, ma giuridicamente fragile.

Il risultato è un pasticcio politico orchestrato dal Governo ticinese: si sono illusi i cittadini, si è creata confusione e si è trasformato un tema serio in un esercizio di comunicazione, nemmeno ben gestito

Il Consiglio federale qualifica il contributo italiano alla salute non come un’imposta, bensì come una tassa. Una lettura che lascia più di un dubbio, ma della quale occorre prendere atto sul piano istituzionale. Proprio per questo il Ticino avrebbe bisogno di misure solide, non di diversivi orchestrati perché in mancanza di idee serie.

Invece, mentre Berna chiude la porta al blocco unilaterale dei ristorni, a livello cantonale si perde tempo con piccole polemiche, battaglie di facciata e nessuna strategia chiara.

L’UDC Ticino chiede di portare all’ordine del giorno del Gran Consiglio, senza ulteriori rinvii, l’iniziativa elaborata 507, depositata nel 2018 dal nostro gruppo e redatta dal deputato Paolo Pamini. L’IE 507 prevede che le deduzioni sociali per figli siano concesse solo se i figli risiedono in Svizzera. Oggi è in atto una vera e propria distorsione, che l’iniziativa vuole correggere: anche chi vive all’estero può beneficiare in Ticino di deduzioni pensate per il costo della vita in Svizzera.

Secondo le stime richiamate pubblicamente al convegno SUPSI “La fiscalità del domani” del 4 maggio 2026, l’IE 507 può portare circa 20 milioni di franchi all’anno di entrate aggiuntive per il Cantone. Risorse vere, immediate e realistiche che sono ben più dei 7-9 milioni prospettati dal Consiglio di Stato nella modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria, per la quale aveva gridato allo scandalo quando il Consiglio federale – beninteso sbagliando – non aveva concesso più risorse al Ticino.

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