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Suwarso: “Stadio da 15mila posti, benissimo. Con sei ristoranti e un bar 25 milioni l’anno. Edificio Est alle imprese di Como con affitti economici e poi un centro sanitario”

“Cosa guadagnerebbe la città dalla costruzione di un nuovo stadio? Un centro sanitario aperto alla comunità e uffici ad affitto calmierato per attività locali”.

Nei giorni in cui il Comitato civico per la tutela della zona Stadio di Como, per tramite dell’avvocato Veronica Dini, ha inviato al Comune una diffida contestando la correttezza dell’iter amministrativo dei lavori per la nuova curva, l’ intervista al presidente del Calcio Como Mirwan Suwarso all’interno della puntata del podcast inglese Business of Sport di qualche giorno fa continua a regalare piccole chicche (qui l’intervista completa).

Dopo la notizia in anteprima dell’accordo tra il club sportivo e Uber per portare a Como il servizio Uber Maserati, ma soprattutto il noleggio barche Uber Boat (ne abbiamo parlato qui), ampio spazio è stato infatti dedicato anche al tema del nuovo stadio.

“Proprio ora siamo già in un processo di rinnovamento per permetterci di giocare in Champions League entro settembre (il riferimento è alla costruzione della nuova Curva in corso proprio in queste settimane Ndr). L’obiettivo a lungo termine è avere uno stadio migliore perché è molto vecchio, è del 1927, e non è stato rinnovato molto oltre a quello che abbiamo fatto noi, ma cerchiamo di essere i più creativi possibile – ha spiegato il presidente – abbiamo presentato la richiesta per costruire un nuovo stadio, fin qui tutto bene, incrociamo le dita e speriamo vada tutto bene. Potremo iniziare i lavori nel 2027”.

Fin qui nessuna novità, quindi. Poi Suwarso è entrato più nel dettaglio ribadendo l’intenzione di non realizzare un maxi stadio e di arrivare a una capienza massima di 15mila posti (in realtà 14mila, stando alle indicazioni della Soprintendenza che ha ridotto di mille posti la capienza proposta nel progetto iniziale riducendone anche l’altezza da 22 a 19 metri e arretrando il lato verso i Giardini) privilegiando più quello che definisce “Boutique feel”: atmosfera ricercata, ristoranti, hospitality di lusso e, ovviamente (e legittimamente, ben inteso) ricavi di tutto rispetto: “Il nostro (nuovo stadio) non costerà molto, sarà focalizzato più sull’ospitalità, quindi saranno circa 64 milioni, quello è il budget, l’obiettivo su cui cerchiamo di costruirlo. La popolazione di Como è di soli 85mila abitanti, se riuscissimo a farne uno da 15mila posti saremmo già al settimo cielo – ha infatti spiegato – (Como) è un posto che, quando sono arrivato, contava 1,9 milioni di turisti all’anno. L’anno scorso erano 5,6 milioni. Quindi è cresciuta enormemente in termini di turismo. Voglio solo avere una vista sul lago, sei ristoranti e un bar sul tetto e siamo a posto. Genererà circa 25 milioni di euro da quel lato prima ancora dell’area ristoro e di tutta l’altra ospitalità che creeremo durante le partite, quindi sono abbastanza soddisfatto da uno stadio piccolo, ma dall’atmosfera ricercata”.

E qui arriva il punto che tocca il rapporto con la città e, soprattutto, i benefici che ricadranno (o non ricadranno) sui comaschi a fronte dei guadagni per la società derivanti da questo progetto (qui la cronaca degli ultimi mesi): “Può essere abbastanza difficile per i club gestire queste situazioni urbanistiche con le comunità locali, perché non sempre contribuiscono molto a quelle comunità nel modo in cui alcuni vorrebbero, specialmente se non amano lo sport”, hanno infatti sottolineato i presentatori.

Ed ecco la risposta di Suwarso: “Penso sia un vantaggio non parlare italiano, non so davvero di cosa stiamo parlando, sapete? Detto questo, non abbiamo incontrato molti ostacoli e quando stavamo cercando di costruire lo stadio, o abbiamo avuto l’idea di costruirlo, la prima cosa che abbiamo chiesto è stata ‘La città lo vuole? La gente lo vuole?’ e poi ci siamo chiesti ‘Cosa possiamo offrire che sia di beneficio per voi?’ Una delle idee è stata un centro sanitario comunitario poiché un’organizzazione sportiva ad alte prestazioni può offrire un eccellente assistenza sanitaria a beneficio della comunità. Quindi questa è una delle priorità. Due: affitti economici. Perché a causa del turismo è diventato molto costoso aprire attività in centro città. Così abbiamo detto ‘Ok, perché non dedichiamo l’intero edificio est a imprese locali?’ Devono essere di Como e godrebbero di tariffe molto competitive per permettere alle persone di gestire i propri uffici con affitti bassi. Vogliamo diventare un luogo in cui le persone sentano che la nostra presenza è utile per loro, vogliamo far parte della comunità, questo è l’aspetto fondamentale. Ecco perché ho detto che tutto ciò che voglio è che il lato rivolto verso il lago diventi il lato commerciale. Il resto deve essere qualcosa di vantaggioso per la comunità”.

E poi, naturalmente, l’ormai stra noto “obiettivo Disney” a cui il presidente del Como ci ha abituati da tempo e che non nasconde essere il vero punto di arrivo di tutti gli investimenti, anche sportivi, che la società sta mettendo in campo: “Diciamo subito che non possiamo confrontarci con un club di seconda divisione o con un club di prima divisione. Chi vogliamo diventare? Diciamo sempre che vogliamo essere come la Disney, con miliardi e miliardi di ricavi. Come ci arriviamo? Quando poni questa domanda le risposte cambiano, perché quando dici ‘Voglio diventare come la Disney’, le risposte diventano ‘Ci serve una divisione hotel, ci serve una divisione crociere, dobbiamo essere in grado di fare questo. E questo ci aiuta a rispondere a molte domande’”.

Torna quindi l’idea di realizzare un hotel nello stadio? “No, ma possiamo gestirne uno, oppure possiamo trovare strutture e affidarle a qualcuno – è stata la risposta – il gruppo possiede hotel, ma tutti nel nostro Paese (l’Indonesia Ndr), non abbiamo interesse a farlo al di fuori del nostro Paese”.

Infine, per chi volesse un assaggio del concetto di “Boutique feel” che, almeno ad oggi, il Como ha scelto per il Sinigaglia ecco l’ultima chicca: “In Italia ci sono problemi infrastrutturali per quanto riguarda gli stadi, un po’ vecchi, un po’ datati, Quindi quando ristrutturano scelgono di diventare moderni e, per me, stai perdendo l’essenza dell’essere italiano. Vuoi essere figo, vuoi essere moderno e stai gareggiando contro lo stadio degli Spurs (il Tottenham Hotspur Stadium, impianto super tecnologico da oltre 62mila posti Ndr), stai gareggiando contro il SoFi in America o lo stadio di Las Vegas, devi spendere miliardi per competere con quello. Quando ne spendi centinaia, o 60/70 milioni sembri un vorrei ma non posso, quindi se vieni dal Regno Unito e vai lì dici ‘Sì, ok, la pizza è buona” – è stata la chiusura dell’intervista – il nostro stadio sembra un palazzo, l’abbiamo fatto sembrare autentico (“rustic”, nell’intervista originale Ndr), l’abbiamo fatto sembrare il più orribile (“horrible”) possibile, non nel senso di orribile, ma il più antico possibile. E se vai nelle nostre suite, tutti i mobili sono del Settecento e dell’Ottocento. Andiamo ai mercatini dell’usato a cercarli. Così quando ci vai diventa un’esperienza”.

E il fatto che lo stadio Sinigaglia sia un monumento costruito due secoli dopo i mobili scelti ai mercatini per arredare l’area vip e, soprattutto, appartenga a pieno titolo allo stile razionalista che ha fatto proprio della rottura con il gusto decorativo del secolo precedente la sua cifra stilistica, è evidentemente un dettaglio del tutto irrilevante rispetto all’esigenza di offrire agli ospiti un’experience, qualunque essa sia.

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