“Il prato, le strade chiuse, le lamentele…Ma io dico, stiamo scherzando? Vogliamo farci del male? Che Dolce e Gabbana vengano una volta al mese, piuttosto”.
Alessandro Tessuto, presidente della “Clerici Tessuto” e tra i più importanti imprenditori nel tessile comasco di lusso, trattiene a fatica l’incredulità per alcune (micro)polemiche nate prima, durante e dopo i 10 giorni lariani di Dolce&Gabbana. E, com’è nello stile, va all’attacco.
“Ho letto di alcune polemiche nei giorni scorsi – afferma Tessuto – Qualcuno si lamentava per la Regina chiusa, qualcun altro per il prato di Villa Olmo ingiallito, altri per chissà che cosa ancora. No so, per carità, ognuno può vedere le cose come crede, ci mancherebbe. Ma a me pare che tirando le somme Dolce e Gabbana abbiano fatto qualcosa di semplicemente straordinario”.

L’imprenditore elenca alcuni dei benefici: “E’ stata una promozione enorme per il lago, per il territorio, per il turismo, per gli albergatori, per i ristoratori, per chiunque abbia potuto ammirare gli eventi dei giorni scorsi, arrivati in ogni parte del mondo. E noi – si chiede – ci mettiamo a contestare una strada chiusa per qualche ora? Mi pare assurdo”.
“Dovremmo soltanto ringraziare due stilisti che peraltro lavorano con tante aziende del Comasco per creare i loro abiti – aggiunge Tessuto – Il valore della vetrina che ha garantito il loro evento è inestimabile. Ripeto: fosse per me, glielo farei fare una volta al mese”.
Caustica l’ultima battuta: “Qualcuno ha persino detto che Como dovrebbe fare come Venezia, mettere il numero chiuso ai turisti. Ma che vengano i turisti, anche grazie a spot come quelli di Dolce e Gabbana. O vogliamo rinunciare a ricchezza, lavoro e grandi eventi?”.