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Frontalieri e tassa sulla salute: “Andremo avanti con il ricorso”. Intanto il Piemonte non la applicherà

Anno nuovo vecchia tassa. Il 2026, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a fine dicembre, vedrà dunque l’attuazione del prelievo sullo stipendio dei vecchi frontalieri. (qui tutti i dettagli)

E se l’assessore competente Massimo Sertori ha garantito che tala tassa non sarà retroattiva – quindi non verrà richiesto anche il pagamento per il 2024 – si continua a discutere di quella che da più parti viene definita una scelta illegittima.

E a rilanciare su tale fronte è Marco Contessa, responsabile nazionale dei frontalieri per la Cisl che su Etv ha ribadito come “tale decisione contiene a nostro avviso degli aspetti di incostituzionalità che quindi, non essendo noi competenti in tale ambito, saranno oggetto di ricorso non appena ci saranno tutti i dettagli sulla sua applicazione”.

Intanto sempre prima della fine dell’anno si era schierato il Piemonte. “Il Piemonte per il momento non intende approvare norme per rendere effettivo il prelievo fiscale sui vecchi frontalieri, finalizzato a finanziare il servizio sanitario”, ha detto nei giorni passati il sottosegretario alla presidenza della regione, Alberto Preioni.  “Il governo italiano ha approvato il 18 dicembre un decreto attuativo, ma l’applicazione dell’imposta spetta alle regioni, perché il servizio sanitario italiano è regionalizzato. L’applicazione della tassa richiede inoltre che la Svizzera trasmetta i dati sull’imponibile, altrimenti occorrerà autocertificarlo. Sono almeno 6’000 i piemontesi che lavorano in Ticino e Vallese”, la conclusione.

Chiaro il sindacato. “Speravamo su un ripensamento su tale tassa e avevamo rilanciato con un tavolo di confronto dove si potessero avanzare altre proposte. Ma dopo il decreto tutto si è interrotto. Ora attendiamo gli sviluppi sulle modalità di applicazione per aver un quadro completo e interverremo”, chiude Contessa.

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