La maison di moda italiana Roberto Cavalli passa alla holding americana Marquee Brands. Smantellata la struttura in Canton Ticino: scatta la procedura di consultazione per il personale. Tutti i dettagli svelati dai documenti interni.
Nuovo durissimo colpo per il polo della moda ticinese. La celebre maison di lusso Roberto Cavalli – autentica icona della moda italiana nel mondo soprattutto tra gli anni 80 e 90 – ha annunciato ufficialmente la prossima cessazione delle attività della sua sede svizzera a Paradiso. La decisione, comunicata improvvisamente ai dipendenti durante una riunione plenaria, mette a immediato rischio il posto di lavoro di circa 80 professionisti del settore.
Il marchio italiano dell’alta moda e del lusso, noto in tutto il mondo per le sue iconiche stampe animalier e lo stile audace, era controllato da alcuni anni dalla società svizzera Auriel Investment SA, con sede proprio a Paradiso. Secondo quanto rivelato da un documento interno riservato ottenuto in esclusiva da Ticinonline.ch, un radicale cambio di proprietà ha segnato definitivamente il destino della struttura e dei lavoratori elvetici.
La svolta strategica: Roberto Cavalli diventa americana
I segnali di una transizione erano emersi già nel giugno del 2025, quando il gruppo guidato dall’imprenditore emiratino Hussain Sajwani aveva annunciato pubblicamente la ricerca di nuovi partner strategici o l’apertura a una cessione totale della griffe per sostenerne la crescita.
Il percorso di riassetto si è concretizzato in queste ore. La holding americana Marquee Brands — colosso globale già proprietario di diversi marchi di rilievo internazionale — ha sottoscritto un accordo definitivo per acquisire la partecipazione di controllo di Roberto Cavalli. Il perfezionamento formale dell’operazione finanziaria è previsto entro la fine del secondo trimestre del 2026. La gestione operativa globale dei canali e-commerce, wholesale e retail per l’Europa e gli Stati Uniti sarà invece interamente affidata a The Level Group, partner strategico con sede a Milano.
Dipendenti sotto shock: scatta il licenziamento collettivo
L’accordo internazionale ha però svuotato di significato la presenza della filiale ticinese. Durante l’ultimo vertice aziendale, i vertici di Auriel Investment SA hanno confermato il riesame totale della struttura organizzativa. Sebbene la nota ufficiale utilizzi formule di prudenza parlando di «processo in corso», i documenti interni distribuiti e firmati dal personale e visionati da Ticinonline.ch non lasciano spazio a dubbi: la direzione ha notificato la prevista cessazione delle attività e l’avvio della formale procedura di consultazione per licenziamento collettivo, in conformità con le norme del Codice delle obbligazioni svizzero.
Il dramma dei lavoratori: “Senza CEO da 7 mesi, una situazione che si ripete”
Le testimonianze raccolte internamente delineano un quadro di profonda incertezza che si protraeva da tempo. «Da circa sette mesi eravamo senza un amministratore delegato e senza una struttura organizzativa chiara», confessa una fonte interna direttamente coinvolta nella crisi. Le dimissioni a catena dei top manager avevano seguito la decisione di mettere in vendita la società l’anno scorso.
«Nonostante l’incertezza, questa comunicazione è stata un duro colpo – prosegue il dipendente a Ticinonline.ch – Siamo rimasti in circa ottanta solo perché molti colleghi, intuendo la fine, hanno cercato un’alternativa e se ne sono andati in tempo. Per diversi di noi è una situazione drammatica che si ripete: nel nostro organico ci sono moltissimi professionisti che provengono dai passati tagli di grandi marchi come Bally o Kering».
Ad aggravare la vulnerabilità degli ottanta lavoratori è l’assenza di tutele sindacali immediate: «Non è stato coinvolto alcun sindacato e al momento non abbiamo una rappresentanza interna. Non sappiamo bene come muoverci», conclude sconfortata la fonte.
Dal rilancio di Sajwani al futuro del brand nel lusso
La chiusura di Paradiso interrompe bruscamente il legame territoriale del Ticino con il brand fondato dal celebre stilista fiorentino Roberto Cavalli. Dopo anni di vendite stagnanti, la griffe aveva ritrovato un forte slancio commerciale a partire dal 2019 grazie all’acquisizione del 100% delle quote da parte di Sajwani e alla fortunata nomina di Fausto Puglisi alla direzione creativa.
Ora spetterà alla nuova proprietà americana Marquee Brands definire le prossime mosse per consolidare il posizionamento globale del marchio nel mercato del lusso, mentre il Canton Ticino si trova a fare i conti con l’ennesima perdita di eccellenze e posti di lavoro all’interno della sua storica “Fashion Valley”.