Le polemiche sul progetto dell’amministrazione comunale di realizzare una passerella “anti disagiati” sotto il portico del Broletto non accennano a diminuire (qui tutti gli approfondimenti).
Dopo le reazioni di alcuni architetti (in primis Paolo Brambilla, che aveva espresso le sue perplessità, per usare un eufemismo, già al momento della prima presentazione dell’idea seguito, pochi giorni fa, da Lorenza Ceruti) e dell’opposizione con il j’accuse di Patrizia Lissi (Pd), ora è il turno di Como Accoglie.
Abbiamo infatti invitato l’organizzazione cittadina, da anni attiva nell’accoglienza di senzatetto e migranti, a esprimersi su questa scelta “di decoro” e, dopo un momento di riflessione, le parole espresse per voce del referente Claudio Fontana sono non solo un’accusa, ma un invito a riflettere sugli strumenti che una società può scegliere di mettere in atto per affrontare il tema di chi vive in condizioni di disagio: “Che per giustificare scelte architettoniche e urbanistiche, senza entrare nel merito, si debba ricorrere al disagio e poi associarlo al malcostume e, infine, allo sporco la dice lunga sulla sensibilità nei confronti delle forme di disagio che in questo momento difficile diventano più acute per molti – dice il referente – si può comprendere che maggiore è il bisogno di aiuto e solidarietà, oppure allontanare da sé il malcostume delle povertà, una colpa che disturba, come qualcosa di sporco da lavare via. Forse è un modo per lavarsi la coscienza”.