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La metamorfosi del Como (e di Como) sul Times con Suwarso (“La nostra Disneyland”), Rapinese, Minniti e Favara

La metamorfosi del Como (e di Como) è approdata anche sul prestigiosissimo Sunday Times britannico. Con un lungo reportage a più voci, vengono puntati i fari sull’incredibile favola calcistica che sta vivendo il club lariano assieme alle profonde trasformazioni della città fra gol, star di Hollywood e turismo di lusso. Il tutto — come ribadito ancora una volta dal presidente della società — con il modello Disneyland sullo sfondo.

L’entusiasmo dei tifosi e l’impatto della trasformazione

Il resoconto parte con le voci dei tifosi, a partire da Guido Prandin, 48 anni, che da quasi quarant’anni segue la squadra nelle categorie minori e che non nasconde l’entusiasmo: “Faccio fatica a immaginarci a giocare contro il Manchester United — dice pensando già al match di Champions in riva al Lario con lo squadrone inglese — È al di là di ogni immaginazione”.

La mamma, Floriana Colombo, 77 anni e abbonata allo stadio, offre però anche una prospettiva diversa sulle trasformazioni della città: “Prima è arrivato il turismo, poi a poco a poco sono arrivati gli attori, e ora si sono aggiunti i fratelli Hartono. È una piccola città, un posto tranquillo, con i problemi di traffico e parcheggio per cui i residenti si lamentano”.

Dalla Serie D alla Champions League: la scalata dei fratelli Hartono

Come ormai universalmente noto, la svolta è arrivata con l’acquisizione del Como da parte dei fratelli Robert Budi e Michael Bambang Hartono, imprenditori indonesiani del settore manifatturiero che rilevarono il club nel 2019 con l’intenzione iniziale di realizzare un documentario per la TV indonesiana.

Poi il crescendo: l’ascesa dalla Serie D alla A, l’arrivo di Cesc Fabregas e di stelle come Nico Paz e infine il traguardo della Champions League.

Il modello aziendale: «Questa è la nostra Disneyland»

Al Times è il presidente Mirwan Suwarso a spiegare la filosofia alla base di questa strategia: “La cosa unica di Como è che tutto si trova a cinque minuti dallo stadio. Abbiamo capito che la nostra entrata accessoria era il turismo. Cerchiamo di sfumare i confini tra il Como calcistico e Como come destinazione. Il lago è più famoso della squadra di calcio. Grazie alla squadra di calcio puoi venire a vivere l’esperienza. Questa è la nostra Disneyland“.

I numeri del boom economico: merchandising e turismo

I dati riportati dal giornale britannico sono eloquenti: ricavi da merchandising cresciuti dai 53.000 euro iniziali a oltre 10 milioni di euro nell’ultimo anno, con l’obiettivo di raggiungere quota 34–40 milioni.

E solo il 38% del merchandising riguarda prodotti strettamente calcistici; il resto comprende abbigliamento tecnico, prodotti locali e pacchetti turistici con tour in yacht, noleggio Vespa e persino una birra prodotta dal club (La Comasca).

Il clima in città, l’impatto sul territorio e lo scontro sulla scuola

Non manca qualche voce che segnala qualche preoccupazione per il ritmo e la profondità delle trasformazioni, soprattutto l’impatto del turismo di massa sui servizi essenziali.

Teresa Minniti, 44 anni, vicepresidente dell’associazione Nova Como, ha dichiarato al giornale che ad esempio la vicenda della scuola primaria Corridoni, a pochi passi dallo stadio Sinigaglia e nei piani del sindaco Alessandro Rapinese destinata all’abbattimento per far spazio a un autosilo “è diventata un simbolo perché quando spogli il centro storico di servizi come le scuole, la città diventa un albergo“.

E aggiunge sulla gestione dello sviluppo cittadino: “Non vogliamo che Como diventi Disneyland. Vogliamo che Como preservi la sua storia, la sua autenticità e la sua identità”. Come noto, sulla vicenda si attende il verdetto di merito del Consiglio di Stato che per ora ha sospeso l’operazione.

La difesa del sindaco e la posizione delle associazioni locali

Dal canto suo, interpellato dal Times, il sindaco Alessandro Rapinese difende il piano sostenendo che la riorganizzazione scolastica permetta un uso migliore delle risorse pubbliche a fronte del calo demografico: “Abbiamo 1.540 posti liberi nelle nostre altre scuole. Potremmo chiudere almeno altre 15 scuole, perché non ci sono più bambini”.

Sul tema è intervenuto anche Gioacchino Favara, 66 anni, presidente del club velico e potenziale candidato sindaco indipendente: “Vogliamo sostenere la squadra di calcio, ma non possiamo togliere i servizi alle famiglie per darli alla società calcistica”.

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