Svolta immediata nelle indagini sulla tragedia di Lomazzo, dove nella notte tra il 25 e il 26 giugno il pensionato di 73 anni Giovanni Amenta è morto soffocato dal fumo all’interno della sua abitazione al piano terra di via Somaini 50. I Carabinieri del Comando Provinciale di Como, insieme ai militari di Cantù e della stazione locale, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Procura di Como nei confronti di un vicino di casa della vittima. Si tratta di un uomo di 42 anni, originario di Napoli e residente nello stesso stabile, ora trasferito al carcere del Bassone con le pesanti accuse di omicidio volontario e incendio doloso. Il sospettato, al momento, non ha ammesso le proprie responsabilità.
Il movente e la dinamica del delitto in via Somaini
L’attività investigativa, coordinata dal magistrato Giulia Ometto, si è concentrata fin da subito sui forti dissapori esistenti tra i due uomini. Giovanni Amenta, che viveva in una condizione di profonda solitudine ed era affetto da diabete e gravi problemi di deambulazione che lo costringevano a muoversi solo con un deambulatore, subiva da tempo continue e pressanti richieste di denaro da parte del vicino. Stanco di questa situazione e sospettando anche subiti furti di soldi, l’anziano aveva infine deciso di sporgere denuncia. Proprio questo atto formale avrebbe scatenato la violenta ritorsione del quarantaduenne, culminata nell’attacco incendiario. L’aggressore avrebbe versato del liquido infiammabile direttamente sulla porta d’ingresso dell’appartamento prima di appiccare il fuoco, non lasciando alcuna via di scampo al pensionato, rimasto intrappolato dalle fiamme e dal fumo letale. Nell’inferno di via Somaini è riuscito a salvarsi soltanto il cane della vittima, estratto vivo dai soccorritori ma attualmente ricoverato in gravi condizioni in una clinica veterinaria.
Le prove raccolte dai Carabinieri e le indagini della Procura
Il quadro indiziario raccolto nelle ultime ore dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e dell’Aliquota Operativa si basa su elementi concreti e riscontri oggettivi sul territorio. Un ruolo decisivo è stato giocato dalle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza di un distributore di carburante della zona, che avrebbero ripreso il quarantaduenne intento a riempire una tanica di benzina poco prima del delitto. Questo dettaglio si sposa perfettamente con i rilievi tecnici effettuati sul luogo del rogo dagli specialisti dei Vigili del Fuoco, i quali hanno confermato l’impiego di benzina come accelerante per innescare le fiamme. Gli inquirenti proseguono ora gli accertamenti per definire ogni singolo dettaglio della vicenda e consolidare l’impianto accusatorio per i reati di omicidio e incendio doloso.