RADIO COMOZERO

Ascolta la radio
con un click!

Attualità

Lago di Como e Lombardia: sempre più turismo dei milionari ma ai lavoratori la miseria di 16mila euro

Il turismo in Lombardia ha superato la crisi pandemica, registrando un record occupazionale. “Purtroppo la qualità del lavoro, le retribuzioni e la stabilità restano critiche”. È quanto emerge dal rapporto di UIL Lombardia “Il turismo cresce. Il lavoro deve valere di più”.

Il settore ha vissuto una profonda evoluzione nell’ultimo quinquennio. I numeri sono chiari ed esaustivi: nel 2019 il settore contava 234.795 dipendenti medi, crollati con la pandemia nel 2020 a 171.606 occupati arrivando poi al record storico nel 2024 dove si segna un +11,8% rispetto al 2019 e +4,9% rispetto al 2023 con 262.506 dipendenti medi

La Lombardia si conferma il primo bacino turistico italiano (17,5% del totale nazionale) , ma come sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Salvatore Monteduro: “La sfida ora non è solo creare occupazione, ma fare in modo che il lavoro sia stabile, dignitosa e adeguatamente retribuito”.

 Le fragilità del settore: part-time e salari bassi

Dietro i dati positivi sull’occupazione emergono, però, forti elementi di precarietà:

  • Lavoro part-time: Riguarda quasi un lavoratore su due (48,6%, pari a 127.608 dipendenti).
  • Continuità economica: Sebbene il 66,7% abbia un contratto a tempo indeterminato, i contratti con poche ore o turni discontinui generano spesso “lavoro povero”.
  • Retribuzioni medie: La retribuzione lorda annua imponibile media è di 16.026 euro. Limitando l’analisi ai soli full-time, la media sale a 19.925 euro, ma scende a 18.440 euro nei pubblici esercizi (che concentrano l’83,5% del comparto).

 Identikit dei lavoratori e concentrazione geografica

La forza lavoro è prevalentemente femminile (52,8%)giovane (il 58,7% ha meno di 40 anni) e con una forte presenza di stranieri (32,3%). L’81% è inquadrato in qualifiche operaie, con scarse possibilità di carriera.

A livello territoriale, l’occupazione si concentra per il 70,4% in tre sole province: Milano (46,3% con 121.605 dipendenti), Brescia (33.564) e Bergamo (29.700).

Dei 249.097 dipendenti censiti dal CNEL, il 98% è coperto dai sei contratti collettivi nazionali (CCNL) confederali (sottoscritti da FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS). Tuttavia, la presenza di contratti alternativi “pirata” (come il CCNL ANPIT-CISAL) genera forti disparità: i contratti confederali garantiscono infatti tra i 3.278 e i 6.220 euro lordi in più all’anno a parità di profilo (pari a uno scostamento fino al 40,4%; un cameriere perde circa 4.717€ all’anno).

«Per un reale salto di qualità – evidenzia Monteduro – stiamo portando avanti una serie di proposte a Regione Lombardia partendo dal vincolare i finanziamenti pubblici, i bandi e gli incentivi solo alle imprese che applicano i CCNL maggiormente rappresentativi e rispettano la sicurezza e i riposi. Vanno poi consolidate le ore dei contratti part-time e programmati i turni con maggiore anticipo arrivando a valorizzare il lavoro festivo/notturno e legare la formazione a effettivi passaggi di livello. Il turismo lombardo ha le condizioni per redistribuire il valore prodotto. Il vero salto di qualità ci sarà quando la crescita del settore diventerà crescita del salario e della dignità del lavoro»

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TAG ARTICOLO:

Potrebbe interessarti:

×