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Tutto il mondo impazzisce per il Lago di Como: “Alberghi top, case vacanza cresciute del 7.500%, overtourism. I lavoratori. Cosa succede”

Fabio Dadati, lecchese, imprenditore nel settore alberghiero, un passato da amministratore pubblico di area centrodestra, oggi è presidente di Lariofiere e nella nuova giunta della Camera di Commercio di Como Lecco ha la delega al Turismo, che nell’ultimo mandato era stato di Giuseppe Rasella ora vicepresidente con delega al Commercio.

Quale politica attuerà a livello turistico il suo mandato?
Abbiate pazienza, in pratica non ho ancora iniziato, ma non sono certo uomo di rivoluzioni. Io credo molto nella continuità del percorso fatto da Rasella, questo è sempre stato anche il mio modo di amministrare o di interpretare il ruolo di presidente di Lariofiere in questi anni. Può darsi che siano necessari alcuni elementi di novità, ma la cosa più importante è proseguire sui progetti avviati.

Certo che va a gestire un settore che sta vivendo un autentico boom.
Certo anche se da rappresentante della Camera di Commercio devo considerare di un territorio molto vasto, su due province e con differenze sostanziali anche a livello di appeal. La Camera di Commercio non rappresenta solo che gestisce i grandi numeri del turismo a Como, Cernobbio o in Centrolago, ci sono anche la Brianza, l’Altolago, la Valsassina e la Val d’Intelvi, ciascuna con le sue caratteristiche. Quest’anno il turismo è partito bene, è vero, ma non ovunque. La Pasqua bassa ha fatto registrare un leggero rallentamento, anche a causa del cattivo tempo. Maggio invece è stato un mese molto buono in pratica ovunque che ha permesso di recuperare il gap negativo di aprile e le previsioni per la fine della primavera e l’estate sono davvero ottime.

Sarà un’altra estate di overtourism?
Diciamo che l’overtourism riguarda ormai diverse località italiane. Si è tornati a viaggiare moltissimo e il nostro territorio si trova a pochi chilometri da tre importanti aeroporti, Malpensa, Linate e Bergamo. Si devono però differenziare i flussi e le tipologie dei turisti. Le due province contano ancora su una forte componente di turismo di affari e questo è garantito dal manifatturiero presente. Le industrie sono la ricchezza più solida del territorio. Esiste poi il turismo luxury nel capoluogo, a Cernobbio, Menaggio, Tremezzina, Bellagio e Varenna ad esempio, presidiato da importanti imprenditori. Penso ai comaschi De Santis e Passera, ai Fontana di Villa D’Este, famiglia che peraltro proviene dal settore manifatturiero. Con loro convivono sul Lario gruppi a livello internazionale quali il Mandarin Oriental, Hilton… per un’offerta che ha pochi eguali nel mondo. Sono società che sanno come muoversi sul mercato, partecipano a fiere internazionali, investono in promozione. Altri arrivi, come detto, sono invece legati alle attività produttive del territorio e alle fiere, ad iniziare dal Salone del Mobile fino all’attività di Villa Erba e di Lariofiere. Sul territorio delle due province ci sono poi attività piccole e medie che magari non hanno un direttore commerciale o un responsabile marketing che vanno comunque sostenute nella promozione. Io stesso gestisco una realtà del settore con oltre settanta dipendenti, ma non posso certo paragonare la forza del mio gruppo con gli oltre 500 addetti di Villa D’Este. La Camera di Commercio deve promuovere anche realtà che non hanno dimensioni e fatturato per sostenere certi investimenti. L’ente camerale ha un compito molto importante per lo sviluppo turistico del territorio.

Uno dei problemi del settore resta il reclutamento di personale adeguato.
E’ un problema che non investe solo il turismo, siamo difronte a un periodo di calo demografico. Io sono degli anni Sessanta, le nascite sono diventate un quarto rispetto ad allora. Sul territorio possiamo contare su delle ottime scuole alberghiere nel pubblico o nel privato, sia nel Comasco sia nel Lecchese, possiamo comprendere anche alcune realtà della provincia di Monza e Brianza. Ottime scuole e validi insegnanti. Però i numeri non riescono a stare al passo con la richiesta. Se pensate solo alle case vacanze, la crescita è stata in dieci anni del 7.500%. Qualcuno degli studenti inoltre è destinato ad avviare un’attività in proprio e si comprende che è quasi impossibile coprire tutto il bisogno di personale. A Lecco, nel manifatturiero, 25 anni fa si registrarono esempi positivi di immigrazione. Persone perfettamente integrate. Così anche nel Comasco. Oggi il territorio deve essere in grado di attrarre giovani da altre regioni e da altri Paesi. Non sto parlando di lavoratori stagionali, che ormai riguardano pochissime strutture, con l’allungamento del periodo dei viaggi e del turismo, ma del bisogno di personale per tutto l’anno. Con l’ingegnere Vico Valassi, il Politecnico di Milano e l’allora viceministro Adolfo Urso, vent’anni fa, venne firmato ad esempio un accordo che ha portato nel Polo di Lecco del Politecnico migliaia di studenti stranieri. Io allora ero assessore in Provincia a Lecco, fu una proposta vincente. La mia idea è di potere replicare il modello sull’istruzione secondaria nel nostro territorio. Formare qui, nelle nostre scuole, giovani stranieri e farli fermare a lavorare per alcuni anni, per colmare il fabbisogno di personale.

Dunque, un patto tra aziende, scuole, sindacato con la Camera di Commercio a fare da garante.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE

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