Due giorni fa l’audizione in Regione Lombardia sul progetto di innevamento artificiale e impianti sciistici sul monte San Primo, ne parlavamo qui: Lago di Como, gli impianti da sci da 5 milioni: “Piste ridotte del 90%, parcheggi drenanti, tutela ambientale. Turismo per anziani e disabili”.
Sul tema interviene con una Nota la segretaria provinciale dei Dem Carla Gaiani
L’audizione in Regione Lombardia sul progetto del Monte San Primo ha confermato tutte le criticità che da tempo abbiamo evidenziato rispetto alle opere di innevamento artificiale previste.
Quale senso ha investire risorse pubbliche per riproporre un impianto di innevamento artificiale su una montagna di 1.200 metri, con una pista baby e la realizzazione di un bacino artificiale di accumulo dell’acqua destinato ad alimentare due cannoni da neve, quando gli studi scientifici ci dicono che la neve a queste quote è sempre più scarsa e i costi ambientali, energetici ed economici sono ormai insostenibili? La risposta è semplice: nessuno.
Il PD provinciale di Como ribadisce quindi la propria ferma e netta contrarietà alle opere di innevamento del San Primo. Ma dire no all’innevamento non significa essere contro lo sviluppo della montagna: siamo infatti favorevoli al progetto di recupero dell’Alpe di Borgo, così come condividiamo la ristrutturazione dell’edificio dell’ex colonia Bonomelli. Allo stesso modo, riteniamo fondamentali gli interventi di messa in sicurezza e riqualificazione della rete sentieristica esistente.
Proprio per questo appare ancora più incomprensibile l’ostinazione con cui il Comune di Bellagio, la Comunità Montana e alcuni consiglieri regionali continuino a difendere la componente più controversa del progetto legata, appunto, all’innevamento artificiale. Del resto, il dubbio sulla sostenibilità economica è emerso in maniera esplicita anche tra i banchi della maggioranza quando, sempre nel corso dell’audizione, qualche consigliere di destra ha sollevato correttamente la questione.
Se davvero si vuole investire sul futuro del Triangolo Lariano, si stralcino definitivamente le opere sciistiche e si concentrino le risorse sugli interventi condivisi e utili al territorio, coerenti con le sfide poste dal cambiamento climatico.
Il San Primo non ha bisogno di diventare il simbolo di una politica incapace di prendere atto della realtà. Difendere oggi così strenuamente l’innevamento artificiale sul San Primo significa perseverare in un errore evidente, sprecando risorse pubbliche che potrebbero essere investite meglio a beneficio delle comunità locali.