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Lombardia, dopo il voto sull’Autonomia: “La montagna ha partorito un topolino. Accordo che sa di beffa”

Ieri il voto in Consiglio regionale per l’autonomia differenziata: ne abbiamo parlato qui. Oggi c’è chi accusa: “Un accordo senza risorse e senza veri poteri”. A parlare è il consigliere regionale comasco Dem, Angelo Orsenigo. Ecco quanto fa sapere in una Nota:

“La montagna ha partorito un topolino, cioè poche competenze in più e nemmeno un euro per esercitarle. Un accordo che sa di beffa, nel metodo e nel merito, un’occasione mancata e una profonda riduzione delle ambizioni con cui il percorso era stato avviato. In più, non pare di vedere questo grande entusiasmo da parte della Lega, che perora da sempre la causa, perché sa bene di avere ottenuto ben poco”. Bolla così, Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, l’accordo sull’autonomia differenziata raggiunto da Regione Lombardia con il Governo nazionale, al termine della giornata d’Aula dedicata alla ‘Risoluzione concernente la conclusione dell’Intesa con lo Stato di cui all’art. 116, terzo comma, della Costituzione avente ad oggetto l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa e nella materia tutela della salute-coordinamento della finanza Pubblica’, questo il titolo dato all’atto.

“L’intesa recupera una Risoluzione approvata dal consiglio regionale nel 2017, ma ne riduce drasticamente la portata. Quella Risoluzione, passata quasi all’unanimità, chiedeva l’attribuzione dell’intero pacchetto delle funzioni e delle competenze previste dal Titolo V della Costituzione, quindi 23 materie, di cui 20 concorrenti e 3 esclusive, e aveva come obiettivo il compimento di un primo passo verso un modello di federalismo fiscale, attraverso la garanzia delle risorse necessarie al finanziamento integrale delle funzioni attribuite alla Regione”, ricorda Orsenigo.

“L’accordo che ci siamo trovati di fronte oggi è qualcosa di completamente diverso: 4 sole materie e modeste funzioni trasferite. Siamo al nulla: senza risorse finanziarie e senza una vera legge sul federalismo fiscale, che era il punto qualificante del percorso avviato nel 2017. L’autonomia non può essere disgiunta dalle risorse necessarie a esercitare effettivamente le competenze trasferite. E a pesare è stato anche il metodo seguito dalla Giunta Fontana: il percorso è stato condotto senza un nuovo passaggio in consiglio regionale e senza un adeguato coinvolgimento di Comuni e Province, nonostante si trattasse di un processo che avrebbe dovuto rafforzare proprio l’autonomia dei territori. È paradossale: sarebbero serviti un confronto istituzionale e un indirizzo politico chiaro da parte dell’assemblea regionale”, aggiunge il dem.

Nel dettaglio, l’accordo prevede alcuni poteri di ordinanza d’urgenza attribuiti al presidente della Regione in materia di protezione civile, ma senza l’assegnazione di risorse aggiuntive; la possibilità di disciplinare alcune qualifiche professionali, con esclusione di quelle ordinistiche e di quelle disciplinate dal Codice civile; la facoltà di istituire fondi di previdenza integrativa nel pubblico impiego regionale, già prevista dall’ordinamento; alcune forme di autonomia organizzativa in materia sanitaria.

Proprio sul fronte della sanità l’autonomia prevista rischia di incontrare un ostacolo costituzionale, in assenza della definizione da parte del Governo dei Livelli essenziali di assistenza.

 

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