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Mai più Cascina Respaù? Alessandro: “Chiusure e niente sconti dal Comune. Rischiamo di chiudere”

Asporto e delivery, aperitivi “verticali”, persino un kit di pizzoccheri “fai da te” dedicato ai clienti che non possono frequentare il locale ma vogliono replicare al meglio e gustare a casa la specialità di Cascina Respaù.

Tutto questo, accompagnato dalla grande passione e forza di volontà dei titolari Alessandro Donegana e Katia Vigorelli, non è bastato per sostenere i costi del piccolo gioiello della Spina Verde a pochi passi dal Castello Baradello.

E ora, con una nuova chiusura che pesa come un macigno dopo tre settimane di ossigeno, emerge tutta la rassegnazione di chi ha messo anima e cuore in un luogo speciale per Como e i comaschi.

“Purtroppo, visto come stavano andando le cose, già sapevo che sarebbe durata poco la zona gialla – confessa Alessandro – ma l’asporto per il nostro locale non funziona, per la diversa qualità del cibo ma anche perché qui la gente viene per fare passeggiate e godersi la natura. Se non può uscire, non arriva da noi”.

C’è poi l’annosa questione dei ristori concessi dallo Stato alle attività: insufficienti, mancati, insomma poco utili per chi deve fare mensilmente i conti con un’enorme quantità di spese. “Purtroppo il Governo non ci sta dando un grande aiuto – osserva Alessandro – così non si può lavorare, è frustrante. Io capisco tutti gli assembramenti e i problemi che si sono creati con la pandemia, ma credo che nei ristoranti si possa andare in tutta sicurezza. Nel caso di locali piccoli ancora di più, bisognerebbe distinguere le varie realtà per capire dove effettivamente servono restrizioni così stringenti”.

Vista la situazione drammatica, Alessandro è stato costretto a diminuire notevolmente il proprio staff – da otto persone a due – e soprattutto a chiedere un aiuto al Comune di Como che è proprietario dell’immobile.

“Il nostro lavoro è per metà ostello e per metà ristorazione – spiega – l’ostello è rimasto chiuso per tutto il 2020, quindi abbiamo chiesto al Comune se potesse non farci pagare l’affitto nei mesi di lockdown e di ridurlo al 50% quando abbiamo riaperto il solo ristorante. La richiesta è stata fatta due mesi fa ma nessuno ci ha ancora dato riscontro”.

Foto pre-Covid

Insomma, nessuno sconto è arrivato dal padrone di casa. “Purtroppo a breve falliremo se andiamo avanti così – aggiunge Alessandro – a fine anno, se non riapriamo l’ostello, chiuderemo. Dispiace molto perché abbiamo creduto fortemente in questo posto ma a quanto pare al Comune non interessa. Con la chiusura del nostro locale, se ne andrebbe anche l’ultimo luogo dedicato al turismo giovanile dopo Villa Olmo”.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO

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