Newslab
Attualità

“Manca un presidio sul Lago di Como, impensabile nel 2026”: la protesta dei Vigili del Fuoco

“Prima il soccorso, poi tutto il resto.” È un grido d’allarme netto e senza sconti quello lanciato dalle Organizzazioni Sindacali provinciali dei Vigili del Fuoco (CGIL VVF, UIL-FP VVF, FNS CISL e Federdistat VVF, per mano dei rispettivi rappresentanti G. Labate, G. Giarratatanò, F. Liardo e B. Zerbini), che in una nota ufficiale puntano i riflettori su una pericolosa sproporzione nella gestione del Comando comasco.

Al centro della contestazione non c’è la partecipazione del Corpo a iniziative pubbliche o a progetti di solidarietà rivolti alle categorie fragili e alle persone con disabilità — definiti pienamente meritevoli e coerenti con la funzione sociale dei Vigili del Fuoco —, quanto piuttosto la percezione, ormai diffusa tra il personale, che all’attenzione mediatica e all’immagine istituzionale venga riservata molta più energia rispetto alla risoluzione dei problemi operativi quotidiani.

Dalle sedi operative alle criticità del territorio

Mentre all’esterno si comunica, all’interno delle sedi si accumulano questioni irrisolte che pesano sull’efficienza e sulla sicurezza degli operatori. Tra le criticità sollevate dai sindacati figurano:

  • La Sala Operativa Provinciale, al centro di denunce per gravi criticità strutturali e organizzative.

  • Gli organici ridotti, chiamati a gestire contemporaneamente e con numeri risicati sia il soccorso terrestre che quello acquatico.

  • I mezzi nautici, ritenuti ormai non più adeguati dagli operatori per affrontare le reali caratteristiche e le esigenze del Lago di Como.

  • Le problematiche organizzative, che continuano a generare tensioni e interventi formali delle rappresentanze.

  • La formazione nei giorni di riposo, con attività programmate nei giorni di libero servizio che hanno reso necessaria una nota formale a tutela della conciliazione tra vita privata e lavorativa del personale.

  • Il Portale NDR, legato alla trasmissione telematica delle notizie di reato (materia delicatissima per abilitazioni e responsabilità), che ha già portato a ben due distinti stati di agitazione.

L’emergenza Lago di Como: un presidio che manca

Il nodo cruciale, destinato a pesare sul futuro del soccorso nella provincia, resta la gestione della sicurezza sul lago. Non si parla di un’area marginale, ma di una delle mete turistiche più importanti a livello internazionale: un territorio che ha superato i cinque milioni di presenze turistiche annuali e che vede muoversi milioni di passeggeri della navigazione pubblica, affiancati da diporto privato, taxi boat, charter, sport, manifestazioni e navigazione commerciale.

Il Lago di Como, denunciano i sindacati, non può più essere trattato come venti o trent’anni fa. Il turismo è cambiato, i volumi di persone sono cresciuti esponenzialmente e con essi la complessità degli interventi. Eppure, il ramo di Como continua a non disporre di quel presidio lacustre dei Vigili del Fuoco ritenuto ormai indispensabile.

L’appello all’Amministrazione

La richiesta formale all’Amministrazione è di invertire la rotta concentrando risorse, capacità progettuale e peso politico dove serve davvero. Se esistono tempo e budget per eventi e comunicazione, devono esistere prima di tutto per garantire una sala operativa efficiente, organici sufficienti, mezzi idonei e un dispositivo lacustre tarato sulla realtà attuale.

Il comunicato si chiude con un monito chiaro, valido per il presente e per il futuro del territorio: “Il prestigio di un Comando non si misura dal numero delle fotografie pubblicate, degli eventi ai quali partecipa o dalla sua esposizione mediatica. Si misura soprattutto dalla capacità di rispondere quando un cittadino chiama il 112 e ha bisogno dei Vigili del Fuoco”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA