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Marialuisa, 23 anni, e lo shopping: “Como solo per ricchi. Assurdo manchino Zara e H&M”

Ha riscosso un enorme interesse – e una vivace coda di opinioni e confronti – il numero di ComoZero settimanale dedicato all’arrivo in città dei grandi franchising e delle grandi catene, non di rado a discapito degli storici negozi comaschi.

Gli articoli del cartaceo, traposti successivamente sul sito, hanno raddoppiato l’effetto.

Un tempo erano tutte botteghe. Storie da via Luini: i volti e le vite delle antiche vetrine

E oggi, sulla stessa scia, ospitamo un contributo di una giovane comasca, Marialuisa, 23 anni. La quale offre un punto di vista interessante, che in qualche modo nulla toglie al valore delle boutiques del centro storico, ma nello stesso tempo – per molti motivi – saluta con piacere l’arrivo dei marchi globali.

Pubblichiamo di seguito l’intervento in forma integrale.

Nel contesto del dibattito botteghe/catene, tanto attuale nella nostra città, vorrei esprimere la mia opinione personale: il punto di vista di una giovane cittadina comasca.

Comprendo bene ciò che sostengono molti miei concittadini, cresciuti passeggiando davanti alle vetrine di attività storiche come il Bolla, il Croci, o la Casa della carta e certamente un po’ nostalgici di quei tempi. Tuttavia vorrei presentare un’opinione differente.

Mettetevi nei panni di una studentessa universitaria di 23 anni come me, che quindi (ad eccezione di qualche piccolo lavoretto) dipende ancora economicamente dai propri genitori.

Per me, come per la stragrande maggioranza dei miei coetanei, questo “monopolio” dei grandi marchi storici di Como è sentito come un disagio, poiché per molti di noi è praticamente impossibile comprare qualcosa in queste boutiques.

Come potrebbe un giovane studente universitario a permettersi un capo in negozi come il Butti, il Tessabit o l’Agiemme (unica eccezione è quello per ragazzi, che comunque vende marchi costosi), dove la spesa minima parte sempre da 3 cifre?

È per questo motivo che ritengo necessaria la compresenza di franchising nella nostra città accanto alle boutique di alto livello, che giustamente devono rimanere perché raccontano l’identità di Como, ma bisogna pensare a un commercio accessibile a tutti.

Trovo assurdo che qui manchino marchi come Zara o H&M, presenti persino in città più piccole della nostra, e proprio per questa ragione molti giovani si vedono costretti a fare i loro acquisti in altre città o centri commerciali, evitando di spendere i propri soldi a Como.

Con il passare degli anni, purtroppo, questa città mi sembra sempre più fatta solo per ricchi abitanti e ricchi turisti.

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