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Max, chitarra rotta e irriverenza, contro le griffe anti-artisti: “Lasciateci liberi di suonare”

Non tutti gli eroi indossano un mantello. E nel caso di Max non c’è affermazione più vera.

Chitarra con corde rotte, tatuaggi, cappello coperto di paillettes e casse nello zaino, ComoZero ha incontrato il giovane di Olgiate Comasco nel bel mezzo di via Vittorio Emanuele, mentre passava di negozio in negozio, reggendo un cartello che leggeva: “Liberi (di Suonare)” e chiedendo ai proprietari di non unirsi alla crociata contro gli artisti di strada.

Nelle parole del ragazzo, si tratta di una reazione alla lettera che molte boutique del centro storico hanno mandato a Palazzo Cernezzi settimana scorsa chiedendo maggiori misure restrittive per contenere i perfomer.

“Sono un musicista ma non di strada. Suono in diverse band e ho un lavoro in Svizzera – ha raccontato Max a ComoZero – oggi voglio difendere quei morti di fame su cui si accaniscono altri morti di fame. Non chiedo soldi ma rompo le scatole, mi sono appuntato tutti i negozi che hanno firmato la lettera e li sto visitando uno a uno. Anche quelli che non sono passati al lato oscuro”.

“Ho amici che suonano per strada ma avrei fatto tutto questo anche se non ne avessi avuti” ha tenuto a chiarire Max, che ha preso a cuore la situazione degli artisti pur non essendone uno.

La diatriba amministrativa riguardo agli artisti di strada è lunga e nei mesi scorsi ne abbiamo parlato in diverse occasioni.

Abbiamo quindi chiesto a Max quale fosse il problema della città con l’arte e la musica suonata per strada. “Con questa lettera i commercianti vogliono far passare la questione come un problema per i residenti. Il problema però non sono i residenti. Sono quei quattro fighetti [sic] del centro che si lamentano della musica. Non fosse stato per loro sarei rimasto a Olgiate a suonare per i fatti miei oggi”.

 

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