Il mercato del lavoro in Svizzera ha registrato una straordinaria fase di espansione durata cinque anni, superando brillantemente lo shock economico causato dalla pandemia, generando 300.000 nuovi posti di lavoro. Lo evidenzia in modo chiaro l’analisi quinquennale focalizzata sulle prospettive per il 2026, redatta e pubblicata dall’Ufficio federale di statistica (UST).
Record storico di occupati, ma la dinamica rallenta
Attualmente, la Confederazione Elvetica conta più persone impiegate che in qualsiasi altro momento storico. I dati macroeconomici delineano un quadro ben preciso attraverso due diverse rilevazioni:
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Statistica della popolazione attiva: rileva che il numero complessivo degli occupati è salito a 5,4 milioni, segnando un incremento superiore al 5% nell’arco del quinquennio.
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Statistica dell’occupazione (basata sui sondaggi aziendali): registra una crescita ancora più marcata, pari al 7,5%, per un totale di 5,5 milioni di lavoratori attivi.
Nonostante questi record, entrambe le metodologie di calcolo convergono su un punto: è in corso un evidente rallentamento.
A confermare questa inversione di tendenza è il trend in calo dei posti vacanti: se nel 2022 le posizioni aperte erano ben 123.000, a fine 2025 sono scese a quota 86.000, evidenziando una chiara parabola discendente.
La forte espansione occupazionale degli ultimi anni è stata alimentata da una combinazione di fattori specifici: l’effetto rimbalzo e recupero post-lockdown, l’esodo pensionistico della generazione dei baby boomer e una crescente necessità di personale in comparti chiave come la sanità, l’assistenza sociale, l’amministrazione pubblica e le scuole.
Il ruolo chiave della manodopera straniera ed effetto naturalizzazioni
“L’aumento della manodopera straniera è il risultato di una forte immigrazione”, sottolinea l’UST nella sua analisi riportata da RSI. In termini percentuali, nel quarto trimestre del 2025 la forza lavoro straniera rappresentava il 35,8% della popolazione attiva complessiva, a fronte del 32,8% registrato cinque anni prima.
Salari in aumento, riduzione del gap di genere e diffusione del part-time
Lo stato di ottima salute del mercato occupazionale ha generato ricadute positive dirette sulle buste paga. Nel corso del 2025, i salari reali in Svizzera sono aumentati dell’1,6%, segnando la crescita retributiva più consistente registrata dal 2009. Tale dinamica è stata favorita in modo determinante dalla stabilità dei prezzi al consumo, con un tasso di inflazione rimasto bassissimo, appena allo 0,2%.
Sul fronte della flessibilità contrattuale, il lavoro a tempo parziale si conferma una prerogativa storicamente più diffusa tra le donne rispetto agli uomini. L’anno scorso, il 58% delle lavoratrici era impiegato con contratti part-time, contro il 21% della controparte maschile. Si nota tuttavia un cambiamento culturale ed economico: la quota di uomini che ha scelto il tempo parziale è cresciuta di 3 punti percentuali nell’ultimo quinquennio.
Primi segnali di indebolimento per il mercato elvetico
I segnali di indebolimento emergono chiaramente dai registri degli uffici regionali di collocamento (URC): nel mese di maggio sono stati computati 140.000 disoccupati, un dato che segna un incremento sfiorante il 10% su base annua rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.