Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Attualità

Morte della piccola Sharon picchiata e violentata. Lettera della mamma: “Bimba mia, sono stata ingannata. Ora verità”

A poco più di un mese dalla terribile morte di Sharon, la bimba di un anno e mezzo di Cabiate uccisa, a detta del compagno della madre, Gabriel Robert Marincat, che era con lei al momento dei fatti, dalla caduta accidentale di una stufetta (ricostruzione contestata dalla Procura di Como che ha ricostruito uno scenario fatto di ripetuti maltrattamenti fino alla violenza sessuale arrivando all’arresto dell’uomo), oggi parla la mamma.

Questo pomeriggio, infatti, gli avvocati Lara Citterio e Elisabetta Fontana, difensori della donna che si costituirà parte civile, hanno letto una lettera scritta da quest’ultima alla figlioletta (sotto integrale).

Nelle righe la donna ricostruisce quel terribile pomeriggio durante il quale, afferma, ha lasciato la bambina per la prima volta con il compagno che ha continuato per ore a rassicurarla sul fatto che andasse tutto bene. Insospettita dalle foto che mostravano la bambina assopita con alcuni segni sul volto, la ragazza avrebbe poi chiesto alla nonna della piccola di andare a controllare scoprendo così quello che realmente era accaduto e allertando i soccorsi, purtroppo vani.

Cabiate, morte di Sharon la stufa non c’entra: violenza sessuale e botte fatali. Arrestato il compagno della madre

“Quel maledetto pomeriggio dell’11 gennaio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene, che era tutto a posto. Ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito ancora per accertarmi delle tue condizioni. Mi è stata inviata una foto con il telefonino e sembravi quasi assopita. Ho chiesto spiegazioni e ancora una volta mi è stato detto che non era niente, che ti eri solo fatta un po’ male mentre giocavi – si legge – mi sono allarmata ancora di più e mi è stata mandata un’altra foto dove si vedevano segni sul tuo volto. Mi sono infuriata. Mi scoppiava il cuore. Nonostante le mie insistenti richieste mi venivano date rassicurazioni che andava tutto bene. I miei dubbi e le mie paure si facevano sempre più grandi e ho chiamato mia mamma perché venisse da te, mia piccola bambina, per controllare se davvero era tutto a posto. Purtroppo i miei timori si sono rivelati fondati”.

“La mamma di Sharon non vuole vendetta ma chiede giustizia – sono state le parole dei due avvocati – da pochi mesi aveva creato una famiglia con il suo compagno e famiglia vuol dire avere fiducia. Non gli aveva mai affidato la bambina prima di allora perché la nonna era sempre stata disponibile a occuparsene ma si fidava di lui altrimenti non l’avrebbe mai fatto ed è stata ingannata”.

“Chiediamo a tutta la comunità di Cabiate di stringersi intorno a questa famiglia distrutta per provare a riempire un po’ del silenzio che è piombato in quella casa”, è l’appello finale degli avvocati.

Bambina mia, Sharon. Esco dal mio silenzio solo per te. Tu sei la mia luce e non mi dimentichi. Tu sei il mio aiuto. Non capisco come, ma tu conosci il cammino per arrivare a me. Dammi la forza di non arrendermi. Stammi accanto ora che ho perso ogni certezza.

Ti ho avuta che ero ancora ragazza e hai subito illuminato la mia vita. Ti ho custodita tra le mie braccia e cullandoti mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia. Saresti presto diventata come una sorella. Ora che un tragico destino ha spezzato i nostri sogni, penso al tuo sorriso.

Rivedo il tuo volto, accarezzo i tuoi capelli. Come quando mi venivi incontro al ritorno a casa dal lavoro e mi facevi le feste e volevi che, dopo mia mamma, io ti prendessi in braccio per uno scambio di coccole: io a te e tu a me. Quanta dolcezza in te piccola bimba.

So che anche se non ti vedo ci sei sempre. Sei tra gli angeli e vegli su di me. Ti penso felice. Come quando giocavi serena. Come me ti fidavi e come me sei stata tradita. Non so cosa possa essere avvenuto in quelle ore in cui eri a casa mentre io ero al lavoro per te e per e, per poter vivere dignitosamente. È stata l’unica volta che non eri con me o con mia mamma e io ti ho seguita assiduamente anche a distanza. Telefonavo ogni ora per sapere cosa facevi e come stavi.

Quel maledetto pomeriggio dell’11 gennaio ho chiamato tante volte e sono stata ingannata. Mi veniva detto che stavi bene, che era tutto a posto. Ma sentivo nel cuore che c’era qualcosa di sbagliato e ho insistito ancora per accertarmi delle tue condizioni. Mi è stata inviata una foto con il telefonino e sembravi quasi assopita. Ho chiesto spiegazioni e ancora una volta mi è stato detto che non era niente, che ti eri solo fatta un po’ male mentre giocavi.

Mi sono allarmata ancora di più e mi è stata mandata un’altra foto dove si vedevano segni sul tuo volto. Mi sono infuriata. Mi scoppiava il cuore. Nonostante le mie insistenti richieste mi venivano date rassicurazioni che andava tutto bene. I miei dubbi e le mie paure si facevano sempre più grandi e ho chiamato mia mamma perché venisse da te, mia piccola bambina, per controllare se davvero era tutto a posto.

Purtroppo i miei timori si sono rivelati fondati, non quelli di una persona eccessivamente ansiosa ma di una mamma giustamente preoccupata. La tua nonna, mia madre, è venuta subito a trovarti e ha capito immediatamente che stavi male, eri in gravi condizioni e hanno chiamato i soccorsi.

Mia bambina, ti hanno portata con l’elicottero in ospedale e poche ore dopo non respiravi più. Improvvisi il freddo e il buio sono calati dentro di me. La persona con cui da pochi mesi avevo messo su famiglia e che diceva di volerti bene continuava a ribadire che ti eri fatta male in un incidente domestico. Nella tragedia si nascondeva invece una crudele, irrazionale, inaccettabile verità. Mia piccola Sharon eri troppo piccola per morire da vittima.

E’ scritto che “chi scandalizza anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare…guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo”

Non cerco vendetta ma giustizia. Per te, mia amata creatura. In un pomeriggio ho perso te mia adorata, e ho perso la fiducia e il sentimento di chi era al mio fianco. Ho perso tutto. Mi stringo a te, piccola mia bambina. Sono tornata figlia dopo essere stata madre. Solo mio papà, mia mamma e mia sorella con il loro dolce abbraccio mi confortano e mi danno ancora speranza. Ciao Sharon, resta con me”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo