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Negozio di ultra lusso in Montenapoleone, ultimi 27 lavoratori licenziati in Ticino (erano 250 due anni fa)

Tra giugno e agosto uscirà dalle linee di produzione ticinesi l’ultima calzatura dello storico marchio Bally. Licenziati gli ultimi operai, cala il sipario su una tradizione decennale. Il forte contrasto con lo sfarzo del flagship store di via Montenapoleone.

C’è un’amara data di scadenza per la storica artigianalità svizzera firmata Bally. A breve, in Ticino, verrà cucita e assemblata l’ultima scarpa del prestigioso brand. Agli ultimi 27 operai ancora attivi nello stabilimento di Caslano è stata infatti comunicata la peggiore delle notizie: la lettera di licenziamento.

Passata l’estate, del cuore pulsante della produzione non resterà nulla. A presidiare la sede rimarrà esclusivamente il personale amministrativo, segno definitivo di un cambio di rotta che ha il sapore della fine di un’era.

Un declino iniziato ad agosto 2024

Dall’acquisizione dell’azienda da parte del fondo d’investimento statunitense Regent LP, a metà agosto 2024, le notizie attorno al marchio svizzero della moda hanno seguito un unico, inesorabile filo conduttore: i tagli al personale.

Basti pensare che solo due anni fa a Caslano lavoravano 250 persone. Dopo quest’estate, resteranno solo gli uffici. Si parla di poco più di un centinaio di dipendenti, ma i corridoi sussurrano già di possibili future riduzioni anche in quel reparto. “Sembra che chi ha acquistato il marchio lo voglia tenere,” sottolinea il sindacalista di OCST Luca Robertini ai microfoni della RSI, “quindi qualcosa rimarrà. Ma se saranno 10 o 100 persone, oggi non ci è dato saperlo”.

Il piano sociale per i lavoratori

Per attutire il colpo, i sindacati hanno lavorato a una rete di salvataggio. L’accordo sul piano sociale prevede una clausola di durata di 12 mesi, fortemente voluta già durante l’ondata di licenziamenti dello scorso settembre, quando il timore di una chiusura totale aveva iniziato a farsi concreto.

Le condizioni concordate garantiscono tre mesi di preavviso per tutti i lavoratori coinvolti (anche per chi non ne avrebbe diritto), tre mesi di buonuscita e, in situazioni specifiche, un’integrazione salariale tra il 40% e il 60%. I contratti si chiuderanno alla fine di agosto; per questo motivo, la produzione dell’ultima, simbolica scarpa ticinese avverrà proprio in questi mesi estivi.

Le due facce del lusso: da Caslano a via Montenapoleone

Mentre in Svizzera si spengono i macchinari, a pochi chilometri di distanza, in Italia, il brand continua a mostrare il suo volto più sfarzoso.

La presenza di Bally nel nostro Paese rimane imponente. A Milano, all’angolo tra via Manzoni e l’esclusiva via Montenapoleone, sorge dal 2019 il flagship store del marchio. Un vero e proprio tempio del lusso di 560 metri quadrati distribuiti su tre piani, firmato dallo studio Casper Mueller Kneer Architects.

Qui, l’ingresso in argilla e travertino richiama l’eleganza dei cortili segreti milanesi, e la disposizione delle pietre omaggia l’arte di Paul Klee. Una vetrina scintillante che oggi fa da stridente contraltare al silenzio che sta per scendere sulle linee di produzione di Caslano.

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