Sulle scuole di Como e provincia ormai il dibattito è senza fine. Dopo il voto del consiglio provinciale che ha stoppato il piano scuole del sindaco di Como Alessandro Rapinese (qui i dettagli), lo stesso primo cittadino ha voluto dire la sua attaccando le amministrazioni comunali del passato, inattive negli ultimi anni.
Immediata la risposta del coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Stefano Molinari.
Affermare che per quarant’anni le amministrazioni precedenti non abbiano fatto nulla per le scuole di Como è una ricostruzione smentita dagli atti ufficiali.
Le relazioni di fine mandato documentano 5,1 milioni di euro impegnati per scuole e asili nido durante l’amministrazione Lucini e interventi per oltre 14,5 milioni di euro elencati nella relazione dell’amministrazione Landriscina, tra opere concluse, lavori in corso e progetti da avviare. Non tutto è stato realizzato, ed è giusto distinguere le diverse fasi, ma è falso sostenere che prima di Rapinese non si sia fatto nulla.
Oggi Rapinese rivendica un piano di interventi da 17,5 milioni di euro. Ma quanti cantieri sono stati effettivamente aperti e quanti lavori sono stati conclusi e collaudati? I cittadini meritano un rendiconto preciso, non soltanto annunci.
Sul polo dell’infanzia di via Longhena, ereditato dall’amministrazione Landriscina, la stampa locale ha documentato forti ritardi e il rischio di perdere circa 3,1 milioni di euro di fondi PNRR. Rapinese continua a rivendicare investimenti, ma deve chiarire come intenda garantire il completamento di queste opere e salvaguardare risorse pubbliche già ottenute.
Chiedo quindi al sindaco di rendere pubblici dati aggiornati sullo stato dei cantieri, sui tempi di conclusione e sulla salvaguardia dei finanziamenti PNRR.
La sicurezza delle scuole non deve diventare uno strumento di propaganda. I risultati vanno riconosciuti a chi li ha ottenuti, senza cancellare il lavoro delle amministrazioni precedenti.
