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Attualità

Ritardo Variante, ira Pozzi (Centro Valle Intelvi): “Causato dall’esplosione del 15 marzo. Sapevano, perché convocati solo oggi?”

“Durante l’incontro ci è stato riferito che lo slittamento è stato causato dal grande botto di martedì 15 marzo, di cui sono circolate immagini e video”.

E’ chiarissimo il sindaco di Centro Valle Intelvi, Mario Pozzi dopo la notizia anticipata oggi da ComoZero, e poi ufficializzata da Anas e Ammistrazione Provinciale, circa lo slittamento di una settimana del cantiere di Colonno dove si sta realizzando l’ingresso Sud della Variante della Tremezzina. Informazione che è stata deflagrante per tutti i residenti e gli amministratori del lago e dei paesi delle valli. Qui i dettagli: Variante Tremezzina, doccia gelata: la Regina riaprirà solo il 5 aprile con una settimana di ritardo.

Il ritardo è stato causato, come giustifica Anas, da alcune “Impreviste operazioni necessarie di messa in sicurezza del manto roccioso”.

Poco prima della posizione ufficiale dell’azienda, giunta nel pomeriggio, i residenti di Colonno (e non solo) avevano però riportato alla luce, chiedendo lumi, i dubbi già espressi su queste pagine dopo l’esplosione avvenuta nell’ambito del cantiere lo scorso 15 marzo. Non poche le voci circolate a proposito di possibili danni. Ne abbiamo parlato poco fa: Cantiere Variante in ritardo, furiosi i residenti: “Ci hanno presi in giro, dicevano tutto ok. C’entra l’esplosione?”.

In quei giorni sono arrivate garanzie, ne abbiamo parlato qui: Variante, timori dopo la maxi esplosione (controllata): “Ritardi al cantiere?”. La Provincia: “Nessun problema”

Ebbene, dopo il vertice di questo pomeriggio in prefettura a Como con i sindaci dei paesi coinvolti ecco che abbiamo contattato l’infuriatissimo Pozzi. E’ stato tranciante: “E’ stato un colpo basso – denuncia – durante l’incontro ci è stato riferito che lo slittamento è stato causato dal grande botto di martedì (15 marzo), di cui sono circolate immagini e video. Ora io mi chiedo, visto che con tutta probabilità sapevano già dalla settimana scorsa che il 29 marzo la strada non avrebbe riaperto, perché non siamo stati convocati prima? E perché negli scorsi giorni su televisioni e giornali si è detto che non ci sarebbero stati problemi? Ci sono dei cittadini che hanno preso case in affitto fino alla fine del mese di marzo per aggirare blocco, e non hanno rinnovato il contratto dopo essere stati rassicurati da Anas e Provincia sulla puntualità del cantiere. E’ stato un colpo basso nei loro confronti!”.

Più pacate invece le reazioni sul lago: “Spiace veramente per il ritardo – dice Davide Gandola, sindaco di Colonno – Prendiamo atto di questa decisione ma davanti a una questione di sicurezza possiamo solo alzare le mani”. La rabbia nel primo paese colpito dalla chiusura della Regina rimane comunque tanta e i cittadini del piccolo borgo sul lago si sentono presi in giro da questa situazione, puntando il dito contro Anas che nei mesi e anche nelle ultime settimane non aveva parlato di possibili ritardi.

L’umore del sindaco è molto simile anche qualche chilometro più a Nord, a Sala Comacina: “Le parole sono poche ma la delusione è tanta – sottolinea il primo cittadino Roberto Greppi – era un imprevisto non calcolato, noi sindaci possiamo solo limitarci a prendere atto di questa decisione. Anche noi non ne sapevamo nulla prima del vertice di oggi ed eravamo convinti che la strada riaprisse, come da programma, il 29 marzo. Dispiace veramente per le attività che stanno perdendo un sacco di soldi, per il turismo bloccato e per tutti i cittadini che stanno facendo molti sacrifici da quattro mesi”.

E dopo un comunicato stampa che definire gelido è poco (potete leggerlo qui) abbiamo parlato anche col presidente provinciale, Fiorenzo Bongiasca: “Purtroppo sono imprevisti che possono accadere. Prima di tutto però va garantita la massima sicurezza”, dice. E sulla correlazione con l’esplosione del 15 marzo evidenzia: “Sinceramente non saprei proprio cosa dire. Non ho elementi in tal senso. Ribadisco che si sono resi necessari lavori su un fronte roccioso di 60 metri per posizionare le reti paramassi e garantire la totale sicurezza”.

Dopo questa giornata intensa, le polemiche sul cantiere di Colonno sono ancora lontane, lontanissime, dalla parola fine.

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