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Splendidi in dogana: “Siamo turisti in viaggio di piacere”. Poi spuntano 7 lingotti d’oro e un diamante purissimo

Si erano dichiarati semplici turisti in viaggio di piacere verso Milano, ma nel bagagliaio nascondevano un vero e proprio patrimonio in lingotti d’oro e diamanti purissimi. Il tentativo di aggirare i controlli doganali è andato in fumo al valico autostradale di Brogeda, dove i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e i militari della Guardia di Finanza hanno intercettato una maxi operazione di contrabbando.

La vettura, proveniente dal confine svizzero e diretta nel capoluogo lombardo con due persone a bordo, è stata fermata per le consuete verifiche di routine. Alla domanda se avessero merci o valuta da dichiarare, i passeggeri hanno risposto con assoluta disinvoltura, assicurando di non avere nulla con sé. Un comportamento apparentemente impeccabile che non ha però convinto le autorità presenti sul posto.

Il dettaglio che ha fatto scattare la perquisizione

A tradire i finti viaggiatori è stato un oggetto tanto insolito quanto fuori contesto per dei semplici turisti: una macchina professionale conta-banconote lasciata ben visibile all’interno dell’abitacolo. Il ritrovamento del dispositivo ha immediatamente insospettito i verificatori, spingendoli ad approfondire il controllo e a perquisire minuziosamente ogni singolo bagaglio.

L’intuizione si è rivelata esatta. All’interno delle valigie è emerso un vero e proprio tesoro da gioielleria privo di qualsiasi dichiarazione ufficiale:

  • Un anello “veretta” di lusso: impreziosito da 12 diamanti incastonati da un carato ciascuno, completo di certificati gemmologici ufficiali.

  • Un diamante solitario puro: del peso di un carato, non ancora montato e accompagnato dalla sua certificazione di autenticità.

  • 7 lingotti d’oro zecchino: con una purezza superiore al 99,5% (pari a denaro contante secondo la legge), per un valore stimato di oltre 35.000 euro.

Il passo falso del gioielliere e il blocco delle merci

Messo alle strette dall’evidenza dei fatti, il proprietario del carico ha dovuto svelare la sua vera identità: un gioielliere professionista di nazionalità polacca. L’uomo ha ammesso che il tesoro era destinato a una serie di investimenti commerciali a Milano. Ha inoltre confessato di conoscere perfettamente le rigide normative doganali sul trasporto di preziosi e valuta, ammettendo di aver deliberatamente scelto di non adempiere agli obblighi al momento del passaggio del confine.

Per l’uomo è scattata immediatamente la denuncia per contrabbando di oggetti preziosi, secondo le recenti normative introdotte dal decreto legislativo 141/2024. Le autorità stanno completando le perizie commerciali per quantificare l’esatto valore dell’anello e del diamante sfuso, indispensabili per calcolare le sanzioni pecuniarie e le tasse doganali evase.

La situazione si è aggravata ulteriormente sul fronte valutario: due dei sette lingotti d’oro rinvenuti pesavano complessivamente 200 grammi, superando da soli il valore di 25.000 euro. Una cifra ben oltre la soglia di legge di 10.000 euro stabilita dalle ultime direttive antiriciclaggio (D.Lgs. 211/2024) per la libera circolazione di denaro contante e beni assimilati. L’intero carico di ori e diamanti è stato sottoposto a sequestro amministrativo.

Giro di vite sui traffici illeciti di lusso

Questo importante sequestro rappresenta l’ennesimo successo nato dalla stretta sinergia tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Guardia di Finanza, unite da un protocollo d’intesa strategico. I controlli ai valichi di frontiera della Lombardia restano altissimi, mirati specificamente a contrastare il riciclaggio transfrontaliero di capitali e l’introduzione illegale di beni di lusso, a tutela della legalità e del mercato economico italiano.

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