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La tassa sulla salute unisce sempre di più la politica ticinese. “Stop totale ai ristorni”

Un’iniziativa compatta tra più partiti scuote i rapporti bilaterali tra Canton Ticino e Italia. PLR, Il Centro e Lega dei Ticinesi hanno formalmente chiesto al Governo cantonale di valutare una sospensione totale o parziale dei versamenti finanziari destinati all’Italia.

Alla base della mozione la contestata della cosiddetta “tassa sulla salute”. L’atto parlamentare ha ricevuto un ampio e trasversale sostegno politico, essendo stato cofirmato da autorevoli esponenti dei rispettivi partiti.

Possibile violazione dell’accordo sulla libera circolazione e dei patti fiscali

Secondo l’analisi dettagliata dei firmatari, il nuovo prelievo economico imposto a carico dei lavoratori frontalieri presenta criticità giuridiche. La misura potrebbe infatti rivelarsi totalmente incompatibile sia con il recente accordo fiscale sui frontalieri tra Svizzera e Italia, sia con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) in vigore tra la Confederazione Svizzera e l’Unione Europea.

Questo passo politico non è isolato. Una precedente mozione interpartitica aveva già sollevato dure contestazioni contro il provvedimento di Roma.

Il nodo dell’attrattività: un vantaggio asimmetrico per il mercato del lavoro italiano

La nuova mozione deposita in Gran Consiglio arricchisce il quadro con un ulteriore e pesante argomento di natura economica e giurisprudenziale. Pur non basandosi formalmente sul criterio della nazionalità, la tassa introdotta dall’Italia colpirebbe “in modo specifico chi lavora in Svizzera, imponendo un costo supplementare direttamente legato all’attività transfrontaliera”.

Il paradosso del finanziamento e il rischio di un “terremoto” nei rapporti bilaterali

A sollevare profondi interrogativi e perplessità è anche la destinazione d’uso prevista per il gettito fiscale accumulato. Le risorse finanziarie raccolte attraverso la tassa sulla salute dovrebbero infatti servire a finanziare bonus e incentivi economici per il personale medico e infermieristico italiano operante nelle zone di confine. La misura finirebbe “per combinare una penalizzazione per i frontalieri con un vantaggio destinato al mercato del lavoro italiano”, il quale utilizzerebbe i fondi dei lavoratori in Svizzera per trattenere il proprio personale sanitario ed evitare la fuga di cervelli verso gli ospedali ticinesi.

Le richieste dei deputati: stop parziale o totale ai ristorni e passi diplomatici

Supportati anche dal recente e autorevole parere giuridico del professor Pascal Hinny — il quale qualifica senza mezzi termini il prelievo italiano come una vera e propria imposta a tutti gli effetti — i deputati di PLR, Centro e Lega hanno formulato tre richieste precise e urgenti al Consiglio di Stato:

  • Valutare concretamente la sospensione totale o parziale dei ristorni delle imposte alla vicina Penisola;

  • Coinvolgere attivamente e tempestivamente le autorità federali di Berna per effettuare una verifica formale di compatibilità della misura italiana con l’Accordo sulla libera circolazione (ALC);

  • Avviare con immediatezza tutti i necessari passi diplomatici formali nei confronti del Governo italiano.

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