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Attualità

Viaggi, Odissea di Mario e Fabio: “Tamponi costosi, compagnie non aggiornate, nessun controllo. Ne vale la pena?”

Viaggiare ai tempi del Covid può rappresentare una vera e propria sfida.

Tra costi e organizzazione dei tamponi per poter partire, informazioni da reperire da fonti spesso discordanti e compagnie aeree (purtroppo, a volte) senza documenti aggiornati, per molti è quasi meglio rinunciare alla vacanza anziché affrontare le mille indicazioni pre-partenza e pre-ritorno.

Nonostante l’ok arrivato nei giorni scorsi dall’Europa per il green-pass, che dovrebbe entrare in vigore dal 1 luglio per i Paesi aderenti tra cui l’Italia, sono molti gli italiani che hanno già affrontato un viaggio all’estero in questi primi giorni estivi.

Infatti, vi raccontiamo l’esperienza del comasco Mario (nome di fantasia per tutelarne l’anonimato) che ha vissuto una vera e propria Odissea in un viaggio in Spagna con la famiglia, tra fine maggio e inizio giugno.

“Per entrare in Spagna era necessario che tutte le persone sopra i 6 anni d’età facessero un tampone molecolare entro 72 ore dalla partenza – ci spiega – quindi io e mia moglie abbiamo speso 50 euro a testa, solo per fare il test. Serviva poi registrarsi su un sito apposito per generare un qr code da presentare in aeroporto. All’andata è andato tutto bene sia in Italia che in Spagna, infatti ci hanno chiesto in entrambi i casi l’esito del tampone e il qr code come indicato prima di partire”.

Fin qui, dunque, tutto a posto – tenendo comunque conto dei 100 euro spesi per fare i due tamponi. Al ritorno, invece, le cose cambiano.

“L’Italia richiede un tampone rapido antigenico o molecolare per rientrare – così Mario – ma, a differenza della Spagna, vale anche per i bambini sopra i 2 anni. In totale abbiamo quindi speso 120 euro per fare 3 tamponi per rientrare a me, mia moglie e mia figlia. Inoltre l’Italia chiede di registrarsi su un sito dell’Unione Europea, usato però solo dal Governo italiano perché ogni altro Paese ha il proprio, per generare un documento chiamato “passenger locator form”. Viste queste richieste molto precise e severe, ci aspettavamo gli stessi controlli che ci avevano fatto all’andata ma così non è stato”.

(Immagine pre-Covid)

Perché, prima di ripartire, all’imbarco in Spagna non è stato chiesto nulla alla famiglia. Effettivamente, ci si aspetterebbe che sia soprattutto il Paese che richiede la documentazione a effettuare tutti i controlli del caso.

“Entrando in Spagna c’è stata una verifica professionale di tutta la documentazione richiesta dal Paese – sottolinea Mario – e invece in Italia, all’aeroporto di Malpensa, nessuno ci ha controllati quando siamo rientrati. Tra l’altro, in aereo le hostess ci hanno distribuito documenti non aggiornati e loro stesse lo sapevano, c’erano ancora le regole per la quarantena perché era datato 15 maggio nonostante fossimo già a giugno”.

Una situazione che ha meravigliato Mario, il quale una volta atterrato a Malpensa avrebbe voluto essere controllato per una questione di coerenza e soprattutto di sicurezza.

“Non c’era nessuno a controllare i passeggeri dei voli, né erano presenti forze dell’ordine – spiega – quindi se fossimo stati positivi al tampone nessuno lo avrebbe saputo. Ci siamo sentiti presi in giro, tra i soldi spesi per i tamponi e la richiesta di test anche alla bimba piccola. Volevo parlare con qualcuno e quindi ho provato a bussare all’unico ufficio aperto, quello della Guardia di finanza, per chiedere delucidazioni ma ci hanno risposto che il Paese di partenza è tenuto a verificare tutte le richieste del Paese di arrivo. Quindi avrebbe dovuto controllarci la Spagna, ma dubito che funzioni effettivamente così perché penso sia dovere del Governo italiano verificare quanto richiede”.

Una situazione per certi versi paradossale, come conferma Mario: “Abbiamo fatto tutto ciò che ci avevano richiesto – evidenzia – spendendo soldi per dei tamponi che, nel caso italiano, non sono stati nemmeno controllati. E’ una situazione fantozziana, i turisti che arrivano dall’estero si sentono presi in giro e magari anche poco sicuri. E’ tutta una grande barzelletta, ci si deve informare bene perché molte informazioni che arrivano dalle compagnie aeree sono errate”.

Un problema che ci viene riportato anche da Fabio, altro comasco che si è recato alle isole Canarie.

“Al ritorno, la compagnia aerea mi ha mandato un documento informativo che diceva di presentarsi in aeroporto senza menzionare il tampone – ci spiega – ma una volta all’aeroporto alle Canarie, per rientrare, mi hanno detto che le regole erano cambiate rispetto a quel documento. Peccato che non ci avessero informati, quindi abbiamo dovuto annullare il volo e prenderlo due giorni dopo”.

Anche lui, come Mario, sottolinea i soldi spesi per il viaggio a causa delle restrizioni: “Abbiamo speso 100 euro di tampone in ospedale, 300 euro per due notti in hotel, 200 euro per il nuovo volo. Abbiamo chiesto delucidazioni alla compagnia aerea ma nulla, non si sono presi la responsabilità di quanto accaduto. Purtroppo non si è dimostrata affidabile, le regole cambiano spesso e quindi è un gran casino: tra costi, disagi e tutto, non ne vale la pena solo per fare un weekend lungo”.

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