E’ il giorno del processo a don Alberto Vigorelli, il sacerdote e missionario che nel 2016 a Mariano Comense, durante un’omelia, pronunciò la frase “o siete cristiani o siete di Salvini”. Parole che fecero infuriare il leader leghista che denunciò don Vigorelli.
Oggi dunque prima udienza in Tribunale a Como: aula penale gremita, con i sostenitori di don Alberto Vigorelli che non solo hanno occupato tutti i posti a sedere ma si sono posizionati anche in piedi in ascolto fin fuori dall’aula.

Don Alberto, come sempre sereno, è stato a confronto con il suo avvocato difensore fino all’ultimo minuto, prima di fare ingresso in aula e stringere le mani dei tanti che gli sorridono e lo sostengono.
“Siamo qui per sostenere l’uomo e le sue idee – ha commentato una canturina presente a sostegno del parroco – ora lasciamo ai giudici la sentenza”.
Le ha fatto eco il marito: “Ci siamo stupiti ma non troppo della querela visto la persona da cui è stata portata avanti”.
In aula, iniziata l’udienza, la richiesta dell’avvocato di Matteo Salvini è chiara: “Auspichiamo un componimento bonario della vicenda ma servono le scuse del parroco per quanto detto in chiesa”. Don Alberto però non ci sta e a prendere la parola è il suo difensore: “La parola ‘scuse’ non suona bene, l’animo di don Vigorelli è quello di chi ha predicato il Vangelo quel giorno, un’azione della quale non può scusarsi. Però sia chiaro, lui non odia nessuno e anche le parole di quel giorno non sono nate dall’odio bensì dall’amore”.
Per il momento quindi nessun accordo e il giudice ha dovuto rinviare l’udienza al 14 maggio, sperando però che le parti riescano a trovare un accordo prima di quel momento. Fuori dall’aula, tra i suoi sostenitori, il parroco ha ribadito: “Non capisco perché voglia le scuse, io non l’ho offeso, ho predicato il Vangelo”.
